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Bar e ristoranti una riapertura timida, ma piena di speranza.

Una interessante ricerca dell’Ufficio Studi MedioBanca rivela, tra le altre cose, come il morbo abbia colpito chirurgicamente i settori su cui poggiava, ahinoi, proprio l’economia italiana e, in particolare, il made in Italy.

Quel “buono e ben fatto” (BBF) cui Confindustria annualmente dedica un report e che si compone del segmento del lusso particolarmente amato all’estero e che, per nostra sfortuna, orbita proprio attorno a Milano e alla Lombardia, epicentro fisico della pandemia europea: moda, food, design, mobili. Insomma, per il nostro Paese un doppio KO, sanitario ed economico. Non ci può essere ripresa, quindi, se non ripartono quei comparti.

Linee guida…nessuna grossa novità

Ristorazione, cerimonie, spettacoli dal vivo e anche discoteche e campi estivi per bambini: sono alcuni dei settori per i quali la Conferenza delle Regioni è tornata ad operare di cesello per mettere a punto, e spesso per aggiornare, le linee guida per consentire la riapertura parziale di attività produttive ritenute importanti.

L’operato dei governatori ha aggiornato quanto previsto per la RISTORAZIONE, per la quale valgono le indicazioni già in vigore per altri settori, con linee guida valide allo stesso modo per trattorie, pizzerie, self-service, bar, pasticcerie, pub, gelaterie, rosticcerie e le attività di catering. La distanza minima di un metro tra i clienti potrà essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i tavoli. È possibile organizzare una modalità a buffet – anche con porzioni monodose – mediante somministrazione da parte di personale incaricato, escludendo la possibilità per i clienti di toccare il cibo.

Parola d’ordine “adattamento”

Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento“.

Le parole di Charles Darwin sembrano attualissime in questo periodo di pandemia, che ha trasformato un po’ tutte le nostre abitudini, MOLTI RISTORANTI HANNO ADATTATO LA PROPRIA PROPOSTA ALLA SITUAZIONE compresa quella di andare a mangiare al ristorante.

Non importa quale trasformazione deciderà di affrontare il mondo della ristorazione, noi ci saremo sempre per progettare insieme le soluzioni migliori.

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Arriva il 3 giugno. Cosa possiamo fare…e cosa (ancora) no

Il 3 giugno è finalmente arrivato. Proprio oggi, proprio quando decidiamo di far uscire il nostro articolo e parlare, come abbiamo sempre fatto, di ripresa.

Da oggi, finalmente, in Italia non sarà prevista alcuna limitazione per lo spostamento tra regioni differenti. Torna la “libertà” di movimento extraconfine regionale. Ma quali sono le possibilità e le limitazioni con el quali dovremo districarci ancora per qualche tempo?

Finalmente scompare l’autocertificazione, ma questo non significa che tutto il resto torni ad essere consentito. Allora facciamo un piccolo ripasso in modo da organizzare e chiarire le idee in base alla normativa attuale.

E’ giusto però sottolineare che, nonostante un generale via libera, le regioni possono adottare misure più restrittive attraverso specifiche ordinanze. Ma facciamo ordine e partiamo: 

Mascherina – La mascherina resterà obbligatoria. Non se ne potrà fare a meno nei luoghi al chiuso, accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto. In Campania la mascherina è obbligatoria anche all’aperto, a meno di nuove disposizioni sarà così anche dopo il 3 giugno. 

Quarantena e distanziamento – La quarantena resta obbligatoria per chi presenta un’infezione respiratoria con febbre superiore ai 37,5 gradi, così come resta obbligatorio il distanziamento sociale fissato ad 1 metro. Niente baci e abbracci (in pubblico…): restano vigenti le norme del DPCM attualmente in vigore. Ovviamente restano assolutamente vietati su tutto il territorio nazionale gli assembramenti.

Bar e ristoranti – Una breve riflessione a sé deve essere fatta per la famigerata “movida“. Ogni regione adotterà protocolli comuni ma diversificati in base a specifiche esigenze territoriali. Dall’uso più o meno gradito di assistenti civici, a misure più stringenti come ad esempio il divieto di vendita di alcool dopo un certo orario serale.

In Emilia Romagna, nello specifico, il rispetto del protocollo regionale viene ritenuto sufficiente a garantire la sicurezza contro nuovi contagi, ma lì dove necessario è comunque possibile attraverso ordinanze dei sindaci introdurre ulteriori misure di contenimento, anche relative a specifiche aree o differenti tipologie di esercizi. E quindi:

  • limiti agli orari di vendita e/o consumo di prodotti alcolici;
  • il consumo consentito solo nelle aree di pertinenza del locale;
  • la delimitazione delle aree esterne ai locali stessi;
  • obbligo mascherine più esteso di quanto non disposto dai protocolli;
  • agevolazioni per l’occupazione di spazi pubblici nelle prossimità dell’esercizio.

Qui è possibile scaricare il documento con le linee guida della regione Emilia Romagna.

No a spettacoli, cinema e teatri – Circa l’aspetto più culturale e di intrattenimento resta tutto invariato e restano i divieti. Anche per quelli all’aperto. Sarà necessario attendere il 15 giugno, data prevista per la riapertura di centri estivi, cinema e teatri. Da quel giorno in poi bisognerà comunque rispettare il distanziamento sociale di un metro. Gli spettacoli all’aperto saranno accessibili a un numero massimo di mille spettatori, mentre per quelli al chiuso il limite è fissato a 200 spettatori per ogni sala, ovviamente il tutto in base alla reale capienza del locale e alle contingenze del momento.

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Pronti ad un nuovo inizio: la riapertura si avvicina

Pronti ad un nuovo inizio: si riapre!

Pronti ad un nuovo inizio: al via la riapertura del comparto della ristorazione con qualche dubbio, ma anche con tanta voglia di ricominciare. Proposte e linee guida per riaprire con successo il settore della ristorazione.

Pronti ad un nuovo inizio, tra pareri autorevoli e linee guida

Si è appena conclusa la prima settimana che ha inaugurato la fase 2 per la gestione dell’emergenza del Covid-19. Si allentamento le restrizioni, e il lockdown cede il passo al buon senso, alla cautela e soprattutto al senso di responsabilità di ognuno di noi. Responsabilità che è da intendersi a 360° in ogni situazione, lavorativa ed extra-lavorativa.

Dal 18 maggio è prevista la riapertura di bar e ristoranti, taverne e pizzerie con la raccomandazione del pieno rispetto delle linee indicate dall’Istituto Superiore della Sanità e dall’Inail. Quest’ultima, infatti, è presente con un proprio rappresentante, nel Comitato tecnico-scientifico, del quale fanno parte anche l’Istituto Superiore di Sanità e vari ministeri come quelli della Sanità e del Lavoro.

Dunque, i tecnici dei vari enti hanno espresso le loro linee guida e i loro suggerimenti, ora spetta al Governo stabilire le sue autonome determinazioni.

Distanza, esposizione, aggregazione: le tre dimensioni individuate dall’Inail a cui prestare attenzione.

La prima indicazione di cui siamo già abbastanza certi è che, naturalmente, la riapertura sarà graduale. Per i motivi che indicheremo a breve, presumibilmente, i primi locali a riaprire potrebbero essere gli agriturismi.

Precisato ciò, l’analisi dell’Inail, nell’ambito del Comitato tecnico scientifico, si è soffermata in particolare su tre aspetti da valutare rigorosamente negli ambienti della ristorazione: la distanza da rispettare tra i lavoratori e tra i clienti, il rischio di esposizione a soggetti potenzialmente contagiati, l’aggregazione cioè il rischio di impatto sulle comunità che frequentano i locali e le aree limitrofe.

Questa analisi, in pratica e in sintesi, si traduce nel rispetto di una distanza di quattro metri quadrati per cliente e una distanza non inferiore a due metri tra un tavolino e l’altro. Vincoli non facilissimi che si potranno rispettare anche ricorrendo, perlomeno nei mesi estivi, a deroghe comunali sull’occupazione degli spazi pubblici. Si potranno in questo modo piazzare tavolini all’esterno, magari utilizzando parte del parcheggio privato, se c’è.

Una distanza più moderata proposta da Fipe

D’altra parte, anche il gruppo di lavoro della Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, con la consulenza scientifica di autorevoli infettivologi, ha stilato un protocollo di trentacinque pagine in cui indica le sue ipotesi di procedure di sicurezza da applicare in bar, ristoranti e servizi di catering.

La proposta di Fipe sostenuta dagli esperti scientifici, oltre a indicare l’obbligo di mascherine al personale di sala e cucina, come da indicazioni delle autorità sanitarie, propone accessi differenziati, dove possibile, per i clienti in entrata e quelli in uscita, pagamenti preferibilmente digitali direttamente al tavolo, monitoraggio quotidiano delle condizioni di salute dei dipendenti tramite termoscanner, pulizia e sanificazione dei locali, gel igienizzante a disposizione di tutti e…una distanza tra i tavoli di 1 metro.

Proposte condivise…verso la soluzione

Viene condivisa da tutti gli enti, l’opportunità di adottare misure organizzative diverse dalle solite, tra le quali, le barriere divisorie, e la prenotazione obbligatoria per evitare lo stazionamento prolungato nel locale e quindi come strumento di prevenzione. Ancora, l’eliminazione del servizio a buffet per evitare il rischio connesso al contatto da superfici.

Per lo stesso motivo, viene indicata anche la predisposizione di menù alternativi rispetto a quelli tradizionali. Menù che non richiedano la necessità di essere manipolati: come, ad esempio, lavagne affisse sulle pareti del locale, oppure menù consultabili via app e siti o, ancora, stampati su fogli monouso.

Infine, poi, l’indicazione di privilegiare i pagamenti elettronici con contactless e predisposizione di barriere separatorie anche nei pressi della cassa.

Su queste precauzioni, sono tutti d’accordo, mentre l’aspetto dirimente rimane la distanza.

Distanza e dintorni: i punti dolenti

Quello consigliato dalla Fipe è un distanziamento, molto diverso rispetto a quello proposto dai tecnici dell’Inail che, come ricordiamo, prevede 4 metri. Ci si augura che il Governo segua una linea di equilibrio tra queste due misure, e giunga a disporre un distanziamento, ad esempio, di 2 metri tra un tavolo e l’altro. Distanza che potrebbe essere più percorribile da tutti quei ristoratori che non dispongono di molto spazio all’interno o all’esterno.

Sì, perché è importante sottolineare che, soprattutto in questa stagione, sono senz’altro da utilizzare, anzi da privilegiare gli spazi esterni. Infatti, pare che i primi a riaprire potrebbero essere proprio gli agriturismi.

Certamente saranno favoriti tutti i locali che hanno disponibilità di aree esterne, spesso anche di una certa ampiezza, magari in campagna dove il rischio di aggregazione con la comunità risulta meno probabile.

All’aperto, inoltre, si azzera un altro rischio che è stato prospettato dall’ISS (Istituto Superiore della Sanità), cioè quello del sistema di areazione che non sarà più possibile attivare, per scongiurare il rischio di contaminazione. Sarà quindi da privilegiare il sistema naturale di ricambio dell’aria, attraverso le finestre o disponendo, quando possibile, i tavoli all’aperto.

Nuove prospettive per la ristorazione: la parola agli esperti

Secondo il presidente di Fipe, Enrico Stoppani, una riapertura di questo tipo “è chiaro che non basterà per un ritorno immediato alla normalità. Fino a quando saranno in vigore le misure di distanziamento sociale, con le diverse modalità di fruizione dei servizi dei Pubblici Esercizi, è evidente che non si potrà lavorare a pieno regime. È dunque indispensabile che le istituzioni supportino economicamente il settore in questa fase transitoria”.

Soprattutto chi non dispone di ampi spazi all’aperto o al chiuso, non potrà sostenere le limitazioni imposte senza pagare un grande prezzo, non solo in termini economici ma anche di identità del proprio locale.

Non vediamo l’ora di riaprire i nostri ristoranti, le trattorie, le osterie, tuttavia, con buona probabilità, questa situazione perdurerà per qualche mese.

Affrontiamo, dunque, con entusiasmo la riapertura. Continuiamo o iniziamo, tuttavia, a seguire anche l’esempio di molti ristoratori, in queste ultime settimane di chiusura: il delivery, cioè la consegna a domicilio, come complemento al tradizionale modo di accogliere gli ospiti.

Cogliamo anche il consiglio di Dario Laurenzi, uno dei più noti consulenti per la ristorazione: “le persone non possono venire al ristorante o al bar come prima, e per questo è necessario convogliare molto del consumo a domicilio”.

Come indica lui stesso, una buona soluzione sarà quella di suggerire alcune ricette per ricreare a casa, i piatti che i clienti non possono più gustare nei locali, magari anche facendo pervenire a domicilio alcuni prodotti.

Percorrere anche la strada del delivery, diventerà una buona occasione per potenziare il digitale che darà un supporto prezioso alla nuova modalità. Contribuirà, infatti, “a stabilire e a rinsaldare il legame con i clienti” come ha avuto modo di notare Dario Laurenzi.

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Il digitale al tempo del coronavirus

Il digitale e lo smartworking: dalla scuola alle imprese, al tempo del coronavirus, tutti ma proprio tutti, abbiamo capito che il digitale è un’esigenza imprescindibile.

Il digitale e l’emergenza Covid 19: un’opportunità

In questo articolo non parleremo direttamente di ristorazione perché sentiamo doveroso fare il punto della situazione su un aspetto che, se possibile, è divenuto improvvisamente più urgente di quanto già lo fosse in precedenza: il livello di digitalizzazione raggiunto durante questa emergenza.

Ormai da due mesi siamo parte, nostro malgrado, di una situazione che, quando non  impedisce, ostacola i normali rapporti professionali e le abitudini comunicative, anche le più semplici, quelle che ormai erano divenute quotidiane.

E ora, a distanza di due mesi, a che punto siamo? Perché? Verso quali orizzonti ci stiamo dirigendo? Vediamo insieme che tipo di percorso abbiamo intrapreso in questo viaggio, un po’ diverso dal solito.

L’emergenza che abbiamo dovuto fronteggiare in questi mesi ha portato con sé un’unica vera opportunità. Molti di noi sono stati “costretti”, di punto in bianco, ad utilizzare il digitale in tutte le sue declinazioni. In pochi mesi abbiamo attuato quella rivoluzione che, forse, avremmo dovuto intraprendere molto più gradualmente, già molto tempo prima.

Ma non è tempo di recriminazioni o rimpianti. E’ il momento di rimboccarci le maniche e di approfittare di questa drammatica situazione per cavalcare l’onda di una nuova tecnologia. Perché nulla sarà più come prima.

Ma proviamo ad analizzare cosa sta accadendo e cosa rimarrà quando avremo lasciato dietro le spalle questa spiacevole esperienza.

Tecnologie, piattaforme…cosa sta succedendo e come? Un nuovo e avventuroso viaggio

Dai professionisti del digitale emerge il quadro di una richiesta mai sperimentata in precedenza, in termini di dimensioni. Piattaforme, app, insomma nuove tecnologie per rendere digitale il settore dell’istruzione dalle università alle scuole, dalle imprese e ai comuni.

Grazie all’incessante lavoro dei tecnici, sono state create app e piattaforme nuove, oppure potenziate e modificate. L’obiettivo? Rendere ogni dispositivo abilitato alla teleconferenza in tempi sempre più veloci e in modo sempre più pervasivo attraverso software o cloud.

Cisco, solo per fare un esempio illustre, grazie al folto numero di partners su cui può fare riferimento, è impegnata a supportare chiunque. Dalla scuola all’impresa, chiunque voglia digitalizzarsi o rendere più efficace la digitalizzazione di sempre.

Istruzione digitale: un nuovo traguardo a cui tendere

Dal 24 di febbraio tutto è cambiato anche nel mondo dell’istruzione, forse più che in qualunque altro settore. Fino a quel momento i detrattori dell’istruzione digitale erano ancora parecchi, sia tra i docenti che tra i genitori. All’improvviso, però, anche questo ambiente si è scoperto più tecnologico e, nella migliore delle ipotesi, più portato alle tecnologie di quanto non pensasse.

E’ chiaro che sarebbero pochi i genitori che, potendo, lascerebbero il proprio figlio ad assistere, per diverse ore, alle lezioni a distanza dei loro insegnanti. Certo l’ambiente classe è insostituibile soprattutto in determinate fasce di età, comunque almeno fino agli studi universitari.

Chiaramente nel campo dell’istruzione, e non solo, il fattore umano è decisivo. La crescita cognitiva e relazionale dei bambini e dei ragazzi passa necessariamente per il rapporto anche fisico con l’ambiente classe in tutti i suoi attori e in tutte le sue declinazioni. Tuttavia, non potendone fruire pienamente in una contingenza di emergenza come quella che stiamo vivendo, l’istruzione digitale a distanza è l’unica alternativa possibile da percorrere.

In questo momento i ragionamenti sulla formazione digitale hanno, finalmente, coinvolto anche la scuola primaria e secondaria che, con qualche ritardo e non senza difficoltà, dovrà adeguarsi a questo cambiamento, e attivamente, come sembra.

Un impegno tecnologico verso milioni di studenti

A questo riguardo Cisco, insieme a Goggle, IBM, Tim e WeSchool, hanno risposto con successo alla call del Ministero dell’Istruzione, curando il progetto #La ScuolaContinua. Il loro impegno è volto a scongiurare ed evitare la minaccia di interruzione dell’istruzione per milioni di ragazzi.

L’anno scolastico sarà salvo anche grazie alla tecnologia che queste cinque aziende hanno realizzato, in grado di consentire agli insegnanti impegnati sul campo di veicolare le loro lezioni e profondere il loro impegno verso gli studenti. Ci teniamo a ricordare che il progetto è stato ideato da Ilaria Capua che, dunque, vediamo attiva anche su questo fronte, oltre che su quello scientifico.

Sempre su questo tema, la Regione Emilia Romagna in accordo con l’Ufficio scolastico regionale  e con Lepida Scpa (per la gestione della banda larga e dei servizi di connettività delle pubbliche amministrazioni), fornisce servizi gratuiti per la piattaforma Webex Meeting.

Verso la rivoluzione del digitale

Quello che è apparso chiaro fin da subito è che non si tratta più solo di imparare ad “usare uno strumento”. Siamo di fronte ad una nuova rivoluzione e per questo è fondamentale una nuova consapevolezza digitale. Una formazione strutturata indipendentemente dal processo di digitalizzazione in corso.

Per questo è necessario intraprendere un paradigma di formazione partendo dallo “schema” tradizionale, semplicemente con qualcuno che spiega e qualcun altro che ascolta e apprende.

E’ proprio Michele Dalmazzoni, collaboration & industry digitisation leader Emear di Cisco, che afferma: “Stiamo assistendo alla scoperta di massa, dalle nonne ai nipoti, delle potenzialità del digitale”. Quello che gli ambienti tecnologicamente più avanzati stanno attuando da molto tempo, viene quotidianamente condiviso anche da realtà che, finora, avevano avuto un approccio più tradizionale alla comunicazione.

Sempre colui che sta gestendo per Cisco la poderosa richiesta di connettività, porta come esempio di questo processo di digitalizzazione, scuole di cucina con lo chef in un paese e le classi connesse in un altro continente, o aziende di alta moda con le passerelle in video e ambientazioni virtuali. Ma ancora videoconsulenze in diretta di medici o di personale bancario, fino ai processi con relativi testimoni.

Un’ esperienza profonda per approdare ad ambienti ibridi

Una situazione d’emergenza come quella che il mondo sta vivendo da qualche mese, ha permesso a tutti di capire la necessità di raggiungere nuovi standard di digitalizzazione e, ai professionisti del settore, di sviluppare un’esperienza profonda.

La loro previsione è quella di nuovi paradigmi legati al processo di digitalizzazione, orientati a modelli ibridi tra ambiente fisico e virtuale, con sistemi, ci suggerisce sempre Michele Dalmazzoni, che “vanno a digitalizzare gli spazi fisici”.

Pensando poi un po’ più macro, consideriamo gli aspetti di sistema. Stando alle ultime analisi sul livello delle comunicazioni e delle attività professionali, delle singole persone e delle imprese, sta emergendo che il digitale, soprattutto per quanto riguarda le modalità in smartworking, può senz’altro consentire di ottenere  risultati molto più efficaci con uno “sforzo” inferiore in termini di costi, spostamenti, inquinamento ambientale.

Cosa ha a che fare la rivoluzione del digitale con la ristorazione?

A proposito di quest’ultimo aspetto, per il mondo della ristorazione, è arrivato il momento di cambiare strategie comunicative. Come abbiamo scritto nel nostro precedente articolo che riporta l’illuminante intervista a Dario Laurenzi, uno dei più noti consulenti per la ristorazione, le persone non possono venire al ristorante o al bar come prima, e per questo è necessario convogliare molto del consumo a domicilio.

Come consiglia lui stesso, una buona soluzione sarà quella di suggerire alcune ricette per ricreare, a casa, i piatti che i clienti non possono più gustare nei locali, magari anche facendo pervenire a domicilio alcuni prodotti.

Complici le nuove tecnologie e i nuovi paradigmi, ecco che il digitale diviene un aiuto più prezioso di sempre, in grado di mantenere e rinsaldare il legame con i clienti, anche a distanza.

Arca Grandi Impianti è pronta a consigliarti al meglio per accompagnarti verso la rivoluzione digitale. Sarà un successo!

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Tra prodotti disinfettanti e linee guida: verso la Fase 2

Prodotti disinfettanti e strumenti correlati: i prodotti più rigorosi in tempo di coronavirus, con attenzione agli strumenti accessori e al loro trattamento, per un’igiene sicura.

Conoscere per difendersi

Dal Ministero della Salute provengono le linee fondamentali per igienizzare in modo sicuro e proteggere al meglio le nostre case, i nostri studi, le nostre aziende, in questo momento in cui l’igiene è più che mai importante. Ma ripassiamo insieme alcuni aspetti fondamentali.

Ormai sappiamo tutti come si diffonde il coronavirus. Si tratta di un virus respiratorio che si propaga soprattutto attraverso il cosiddetto effetto dropplet, cioè il contatto con le goccioline del respiro di un soggetto infetto.

Ma fino a quale distanza si propagano le famigerate goccioline? La loro distanza varia a seconda del tipo di emissione. Un respiro avrà una lunghezza di propagazione ben inferiore a quello di un colpo di tosse o di uno starnuto. Pensate, infatti, che le goccioline di uno starnuto, secondo un recente studio, possono arrivare a raggiungere una distanza di circa 8 metri!

Di qui le misure precauzionali, consigliate dal Ministero della Salute, che ognuno di noi, nel dubbio, deve necessariamente rispettare. Come ad esempio, oltre al distanziamento, l’accortezza di starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso. Ricordarsi di gettare sempre i fazzolettini utilizzati in un cestino chiuso da svuotare di frequente. E ancora, lavarsi le mani immediatamente dopo e, comunque, frequentemente, con acqua e sapone o con soluzioni alcooliche.

Dal Ministero della Salute le indicazioni per pulire in sicurezza

Ancora il Ministero della Salute ci indica le linee per l’igienizzazione delle superfici. Le informazioni che abbiamo a disposizione suggeriscono che il Covid-19 riesca a sopravvivere 9 giorni, a seconda della temperatura ambientale, dell’umidità e di altri parametri.

Difficilmente però la carica infettiva sulle superfici raggiunge valori che rendano necessaria la disinfezione sistematica di tutto ciò che viene in contatto con l’ esterno e con le altre persone.

Verso la riapertura delle aziende e delle attività commerciali

Dal 4 maggio entreremo nella cosiddetta fase 2 seguendo il criterio di “scaglionare” le riaperture.

I divieti non scompariranno, ma li sentiremo meno oppressivi. Gli imprenditori, i liberi professionisti e i commercianti che hanno dovuto chiudere le loro attività per osservanza ai decreti precedenti hanno continuato a lavorare a porte chiuse, programmando la riapertura.

Naturalmente la loro programmazione dovrà fare i conti con quella prevista dal Governo. Ma le misure precauzionali saranno percorribili da imprese e attività commerciali? Ci auguriamo di sì.

Uno dei primi aspetti che dovranno affrontare le attività in riapertura sarà, senz’altro, quello dell’igienizzazione dei locali secondo le prime prescrizioni ministeriali. Pare che tali prescrizioni possano divenire più severe e impegnative per le imprese e le varie attività. Infatti da parte del Ministero si sta addirittura prendendo in considerazione la sanificazione per ben due volte al giorno dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. E’ evidente che questo potrebbe comportare una serie di problematiche piuttosto complesse.

Premesso ciò, come abbiamo già scritto, la soluzione per una sanificazione sicura nella lotta contro virus e batteri, è l’utilizzo di disinfettanti a base di alcol o di cloro al 70%. Tuttavia, se parliamo di sanificazione di aziende o attività commerciali, è importante puntualizzare che è vietato l’utilizzo di alcol in quanto infiammabile.

Non sono invece considerate efficaci, candeggine delicate o per colorati, perché non contengono ipoclorito di sodio, ma sbiancanti a base di ossigeno. Anche le formulazioni in gel non risultano efficaci in quanto hanno concentrazioni troppo basse di questo composto, solo il 2%.

La migliore pulizia per gli ambienti domestici

Molti pensano, in tempo di coronavirus, che per gli ambienti domestici sia necessaria una pulizia diversa da quella consueta. In realtà con le opportune precauzioni e qualche espediente in più per non sconvolgere le abitudini quotidiane, potremo proceder con la solita routine. Anzi, approfitteremo di questo articolo per ricordare alcune regole di base e di buonsenso per l’igienizzazione della nostra casa o del nostro ufficio, da applicare sempre, indipendentemente dalla situazione d’emergenza in cui ci troviamo.

Norme igieniche severe devono rigorosamente essere applicate in ambienti sanitari, mentre in quelli domestici basterà qualche scrupolo in più del solito per proteggersi da ospiti indesiderati.

Naturalmente se ci si trovasse a convivere con una persona infetta, gli accorgimenti dovranno essere diversi.

Detersivi e detergenti generici: solo per rimuovere lo sporco

La funzione di detersivi e detergenti è quella di rimuovere lo sporco e mantenere un ambiente domestico in buone condizioni igieniche. Tuttavia questo tipo di prodotti non è efficace contro batteri e virus, ma servono soltanto a ridurne la permanenza sulle superfici.

Presidi medici chirurgici: efficaci contro il coronavirus?

I presidi medici chirurgici si riconoscono perché in etichetta riportano il simbolo della croce rossa. Hanno la funzione specifica di combattere, ma non di eliminare completamente, virus e batteri. Oltre, naturalmente, a quella di agire come prodotti altamente disinfettanti.

Tuttavia si tratta di prodotti a base di benzalconio cloruro in concentrazione tra 0,35% e 0,5% che, secondo le fonti, è poco efficace sul coronavirus.

Come sanificare gli ambienti di passaggio

Come abbiamo già scritto alcol e ipoclorito di sodio, cioè la comune candeggina, grazie alla loro composizione chimica sono sostanze efficaci contro il coronavirus. Possono essere usate in ambito domestico per sanificare le superfici, opportunamente diluiti in acqua, secondo la percentuale indicata.

Teniamo conto che questi prodotti sono irritanti per la pelle, l’alcol è infiammabile e l’ipoclorito di sodio è inquinante per l’ambiente acquatico.

Tuttavia, in effetti, in questo momento di attacco virale, rappresentano le soluzioni più efficaci. Sono anche i prodotti meno costosi per disinfettare gli ambienti e le superfici di passaggio della nostra casa e dell’azienda.

Per superfici di passaggio intendiamo il pavimenti degli ingressi, ma anche le maniglie, e tutto ciò che tocchiamo con le mani sporche, come chiavi, citofono, interruttori della luce e pulsanti in generale. Insomma tutte quelle superfici delle quali troppe volte ci dimentichiamo.

Se ne deduce, dunque, che non è necessario spargere prodotti invasivi per tutto l’ambiente-casa o azienda. Basterà disinfettare solo le superfici che sono più esposte all’esterno.

Maniglie e dintorni… per non tralasciare nessun dettaglio

Dobbiamo essere sicuri delle nostre maniglie, degli interruttori, ma anche della tastiera del computer e di tutti i devices, dal computer stesso allo smartphone fino al padlet. L’igienizzazione migliore sarà quella di passare la superficie con un pezzo di carta oppure con del cotone, imbevuti di alcol puro.

Ricordiamoci di non trascurare gli occhiali sempre vicini agli occhi. Sappiamo che tra i bersagli preferiti del coronavirus ci sono anche gli occhi che potrebbero essere colpiti da gravi forme di congiuntivite. Per questo occupiamoci anche dei nostri occhiali, che siano da vista o da sole, lavandoli con acqua tiepida e sapone.

Pulire in sicurezza: le precauzioni quando si fanno le pulizie

Quando puliamo, in generale, è sempre meglio utilizzare i guanti per non rovinarci le mani e per non assorbire sostanze tossiche a livello epidermico.

Quando poi si usano candeggina e alcol, è necessario aggiungere ai guanti anche l’uso degli occhiali. Questo ci permetterà di ripararci da eventuali e pericolosi schizzi.

Perché, poi, la sanificazione sia veramente tale e non una semplice igienizzazione, è necessario che, alcol e candeggina vengano utilizzati poco diluiti perché, in caso contrario, non si raggiungerà la concentrazione efficace per ottenere una vera sanificazione.

Spugne, stracci, alleati o nemici?

Spugne e stracci sono accessori fondamentali durante la nostra igienizzazione. Ma c’è un dettaglio che non andrebbe mai trascurato, e in tempo di coronavirus ancora meno.

Lo sapevate che le spugne possono contenere moltissimi germi? Pensate che secondo un recente studio esse possono contenere fino a 54 miliardi di germi in 1 cm cubo. Dalla padella alla brace. Ma il rimedio c’e. Cambiare le spugne ogni 1/3 settimane. La comparsa di cattivo odore è il campanello d’allarme che ci avvisa della presenza di germi al loro interno. Meglio gettarle prima che questo si verifichi!

Per gli stracci la situazione è di poco meno allarmante.

Normalmente ci serviamo di loro per detergere le superfici dei piani di lavoro e dei pavimenti in tutta la casa. Quindi dobbiamo essere rigorosi nel dividere bene gli stracci per colore, al fine di evitare la commistione tra panni usati per la pulizia di aree di diversa tipologia, ad esempio un sanitario e una cucina.

Questa scrupolosa distinzione “a colori” deve essere osservata sia per la fase della spolveratura, della detersione, fino alla sanificazione. Per questo sono stati fissati dal Dec. Leg n. 81/08 i colori dei panni che convenzionalmente vengono utilizzati per le diverse superfici. Nello specifico, il blu viene convenzionalmente destinato alle superfici per mobili ufficio, verde per la cucina, giallo bagno lavabo piastrelle, rosso per wc.

Questo vale soprattutto per i luoghi di lavoro, dalle imprese, ai locali di ristorazione fino agli studi professionali. Sarà comunque un buon criterio da seguire anche nelle nostre case.

Al termine del loro utilizzo, gli stracci e i panni, devono essere lavati a 60° con detersivo igienizzante. Volendo evitare di lavarli tutte le volte, magari per concludere tutto in modo più veloce ma ugualmente sanificante, risultano molto pratici i panni monouso.

Per continuare a crescere ancora

Abbiamo cercato di fornirvi le linee guida fondamentali da seguire per continuare  a “far impresa” e non solo al meglio. Anche al tempo del coronavirus: per aver cura di tutti coloro che contribuiscono a rendere grande un paese!

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Emergenza Coronavirus: l’elenco completo di chi riapre dopo pasqua

L’emergenza coronavirus resta, ma ecco l’elenco di tutte le categorie di attività che hanno ripreso il lavoro da martedì 14 aprile e il testo del nuovo Dpcm da scaricare. Inoltre un ampliamento degli orari per fare la spesa.

Con qualche novità rispetto agli esercizi e alle imprese che già erano state annunciate, dal 14 aprile ci sarà una, seppur leggera, apertura di alcuni settori come, ad esempio, i negozi di abbigliamento per bambini e le librerie.

Per il resto, il nuovo decreto (qui il testo completo) mantiene la linea della fermezza e lascia ancora molte attività chiuse, come chiusi nelle proprie case dovranno restare gli italiani fino al 3 maggio compreso, per contrastare la diffusione del coronavirus.

Quali novità?

Da martedì in poi diventa obbligatorio quello che già si fa in diversi supermercati: fare la spesa indossando dei guanti monouso ed avendo a disposizione gel disinfettante all’ingresso dello store.

I titolari dei supermarket dovranno fornire delle mascherine ai lavoratori e garantire degli orari di apertura più lunghi in modo che la clientela abbia la possibilità di distribuirsi meglio durante la giornata così da scongiurare assembramenti.

Inoltre, i negozi saranno tenuti a fare le pulizie almeno due volte al giorno, mentre quelli di dimensioni più ridotte dovranno – laddove lo spazio lo consenta – cercare di organizzare percorsi differenziati per l’entrata e per l’uscita.

Restano, ovviamente, ancora chiuse le attività di ristorazione e i bar, ma potranno continuare ad erogare servizi di delivery. A tale proposito vi consigliamo di leggere il nostro precedente articolo.

Elenco delle ATTIVITÀ

Ed ecco l’elenco completo delle attività che potranno ripartire il 14 aprile, così come disposto negli allegati al decreto in vigore fino al 3 maggio:

  • Commercio al dettaglio
  • Ipermercati
  • Supermercati
  • Discount di alimentari
  • Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
  • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
  • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
  • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
  • Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
  • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
  • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
  • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
  • Farmacie
  • Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
  • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
  • Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
  • Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
  • Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
  • Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
  • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
  • Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
  • Commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria
  • Commercio al dettaglio di libri Commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati
  • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
  • Attività delle lavanderie industriali
  • Altre lavanderie, tintorie
  • Servizi di pompe funebri e attività connesse
  • Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali
  • Silvicoltura ed utilizzo aree forestali
  • Pesca e acquacoltura
  • Estrazione di carbone
  • Estrazione di petrolio greggio e di gas naturale
  • Attività dei servizi di supporto all’estrazione di petrolio e di gas naturale
  • Industrie alimentari
  • Industria delle bevande
  • Fabbricazione di altri articoli tessili tecnici ed industriali
  • Fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in tali materie (esclusi gli articoli di
  • abbigliamento)
  • Confezioni di camici, divise e altri indumenti da lavoro
  • Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); fabbricazione
  • articoli in paglia e materiali da intreccio
  • Fabbricazione di carta (ad esclusione dei codici: 17.23 e 17.24)
  • Stampa e riproduzione di supporti registrati
  • Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
  • Fabbricazione di prodotti chimici (ad esclusione dei codici: 20.12 – 20.51.01 – 20.51.02 – 20.59.50 – 20.59.60)
  • Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici
  • Fabbricazione di articoli in materie plastiche (ad esclusione dei codici: 22.29.01 e 22.29.02)
  • Fabbricazione di vetro cavo
  • Fabbricazione di vetrerie per laboratori, per uso igienico, per farmacia
  • Fabbricazione di radiatori e contenitori in metallo per caldaie per il riscaldamento centrale
  • Fabbricazione di utensileria ad azionamento manuale; parti intercambiabili per macchine utensili
  • Fabbricazione di imballaggi leggeri in metallo
  • Fabbricazione di componenti elettronici e schede elettroniche
  • Fabbricazione di computer e unità periferiche
  • Fabbricazione di apparecchi per irradiazione, apparecchiature elettromedicali ed elettro-terapeutiche
  • Fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici e di apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità
  • Fabbricazione di batterie di pile e di accumulatori elettrici
  • Fabbricazione di macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio
  • Fabbricazione di macchine per l’industria della carta e del cartone (incluse parti e accessori)
  • Fabbricazione di macchine per l’industria delle materie plastiche e della gomma (incluse parti e accessori)
  • Fabbricazione di strumenti e forniture mediche e dentistiche
  • Fabbricazione di attrezzature ed articoli di vestiario protettivi di sicurezza
  • Fabbricazione di casse funebri
  • Riparazione e manutenzione installazione di macchine e apparecchiature (ad esclusione dei seguenti codici: 33.11.01, 33.11.02, 33.11.03, 33.11.04, 33.11.05,33.11.07, 33.11.09, 33.12.92)
  • Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
  • Raccolta, trattamento e fornitura di acqua e Gestione delle reti fognarie
  • Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; recupero dei materiali
  • Attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti
  • Ingegneria civile (ad esclusione dei seguenti codici: 42.99.09 e 42.99.10)
  • Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni
  • Manutenzione e riparazione di autoveicoli
  • Commercio di parti e accessori di autoveicoli per la sola attività di manutenzione e riparazione di motocicli e commercio di relative parti e accessori
  • Commercio all’ingrosso di materie prime agricole e animali vivi
  • Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e prodotti del tabacco
  • Commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici
  • Commercio all’ingrosso di carta, cartone e articoli di cartoleria
  • Commercio all’ingrosso di libri riviste e giornali
  • Commercio all’ingrosso di macchinari, attrezzature, macchine, accessori, forniture
  • agricole e utensili agricoli, inclusi i trattori
  • Commercio all’ingrosso di strumenti e attrezzature ad uso scientifico
  • Commercio all’ingrosso di articoli antincendio e infortunistici
  • Commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e lubrificanti per autotrazione, di
  • combustibili per riscaldamento
  • Commercio all’ingrosso di fertilizzanti e di altri prodotti chimici per l’agricoltura
  • Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte
  • Trasporto marittimo e per vie d’acqua
  • Trasporto aereo
  • Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
  • Servizi postali e attività di corriere
  • Alberghi e strutture simili
  • Servizi di informazione e comunicazione
  • Attività finanziarie e assicurative
  • Attività legali e contabili
  • Attività di direzione aziendali e di consulenza gestionale
  • Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche
  • Ricerca scientifica e sviluppo
  • Attività professionali, scientifiche e tecniche
  • Servizi veterinari
  • Attività delle agenzie di lavoro temporaneo (interinale) nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati 1, 2 e 3 del presente decreto
  • Servizi di vigilanza privata
  • Servizi connessi ai sistemi di vigilanza
  • Attività di pulizia e disinfestazione
  • Cura e manutenzione del paesaggio, con esclusione delle attività di realizzazione
  • Attività dei call center limitatamente alla attività «di call center in entrata (inbound), che rispondono alle chiamate degli utenti tramite operatori, tramite distribuzioneautomatiche delle chiamate, tramite integrazione computer-telefono, sistemi
  • interatttivi di risposta a voce o sistemi in grado di ricevere ordini, fornire
  • informazioni sui prodotti, trattare con i clienti per assistenza o reclami» e, comunque,
  • nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati al presente decreto
  • Attività di imballaggio e confezionamento conto terzi
  • Agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste
  • Altri servizi di sostegno alle imprese limitatamente all’attività relativa alle consegne a domicilio di prodotti
  • Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
  • Istruzione
  • Assistenza sanitaria
  • Servizi di assistenza sociale residenziale
  • Assistenza sociale non residenziale
  • Attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali
  • Riparazione e manutenzione di computer e periferiche
  • Riparazione e manutenzione di telefoni fissi, cordless e cellulari
  • Riparazione e manutenzione di altre apparecchiature per le comunicazioni
  • Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa
  • Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico
  • Organizzazioni e organismi extraterritoriali
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Che fine farà la domanda? L’effetto Forrester ai tempi dell’emergenza Covid-19

In questo ultimo mese il nostro paese (e non solo) è impegnato a fronteggiare una pandemia da nuovo coronavirus con effetti non del tutto conosciuti dal punto di vista sanitario; gli scenari sono incerti, i dati cambiano costantemente, e l’emergenza sanitaria monopolizza – o monopolizzava – giustamente l’attenzione di tutti. La priorità DEVE restare quella, ma l’economia?

Lo stato attuale

I discorsi, le manovre non ancora chiarissime e uno status incerto pongono diversi quesiti sui quali ancora troppo poco si sta dicendo e, soprattutto, agendo. Eccezion fatta per qualche isolata voce che si prodiga nel cercare soluzioni, sono ancora troppo poche le idee concrete per affrontare l’emergenza che verrà: quella economica.

Non si parla della contrapposizione da social network #iorestoacasa vs irriducibili del fatturato: il punto, forse, non è ciò che comporteranno queste settimane (mesi) di lockdown, quanto quello che seguirà e come affrontare la riapertura.

Il tema è complesso e ha ragione di esistere non solo ne comparto economico ma, anche, in quello sociale, psicologico e umano. Una “filiera” dei comportamenti umani – del singolo e della massa – che troveranno diversi anelli deboli nella catena della ricostruzione.

Da un lato abbiamo avuto vari DPCM che, oltre alla parole del Presidente del Consiglio, ribadiscono nero su bianco l’importanza e la necessità di preservare le attività produttive, ma al contempo molte aziende stanno chiudendo e altre, purtroppo, lo faranno nei mesi futuri. Accadrà per diversi motivi: mancanza di componenti, di manodopera, o più semplicemente di domanda.

Forniture, approvvigionamenti e forza lavoro (di tutti i settori), torneranno teoricamente ad essere disponibili passato il picco pandemico che, da qualche giorno, sembra essere stato ipotizzato per la fine di aprile. Ma a fronte di intere filiere produttive e forza lavoro “disponibile”, non è affatto detto che questo accadrà anche per la domanda.

Questo effetto di contrazione della domanda – non così remoto – sarà più evidente quanto più a monte nel supply network ci si scosti rispetto alla domanda di beni di consumo.

L’effetto frusta

Molti ricordano la “crisi del 2008”: in Italia, nel 2009, a fronte di una riduzione dei consumi dell’1,7% rispetto al 2008, anno della crisi, si è assistito ad una contrazione degli investimenti delle aziende in macchinari, attrezzature e ICT del 17%!

Per farla semplice, poniamo il caso che il consumatore finale acquisti meno spaghetti (a valle del sistema) per un valore di 2 unità, l’azienda che produce inchiostro per la stampa del pacchetto di spaghetti avrà una contrazione di quasi il 20%.

Chi si occupa in modo strategico di supply chain sa perfettamente che, a fronte di un calo della domanda del solo 5% all’ultimo step a valle della catena del valore (vedi la pasta di cui sopra), si può verificare una fluttuazione che può oscillare tra ±50/80% qualche step a monte (vedi l’azienda di inchiostro).

È quello che gli economisti chiamano effetto Forrester, o bullwhip (frusta), in cui le variazioni si propagano da valle a monte della catena con ampiezza via via crescente. Una specie di sasso lanciato nel lago, con i cerchi che man mano si allargano dal centro verso l’esterno, amplificando l’effetto dell’espansione.

Tale amplificazione della domanda comporta un’accelerazione esponenziale degli ordini e della richiesta di approvvigionamento di scorte a mano a mano che ci si muove da valle a monte. Per questo è chiamato effetto frusta, in quanto l’oscillazione cresce quanto più ci si allontana dalla mano che la impugna. In questo caso la mano sono i clienti finali, mentre l’estremità della frusta possono essere gli impianti di produzione e la logistica.

Questo significa che, passata la fase acuta dell’emergenza, e al netto del mercato perso nel periodo di lockdown, è lecito per i produttori di beni di consumo attendersi un calo moderato della domanda; per i fornitori di questi produttori il calo sarà tuttavia più marcato – effetto frusta – per diventare sempre più significativo man mano che si risale la filiera.

Attenzione però: a questo calo potrà ragionevolmente seguire, nel breve-medio periodo, un aumento altrettanto marcato e quindi un successivo calo, e così via fino ad uno stabilizzarsi della situazione.

Lockdown e mindset

Andamenti di questo tipo non sono affatto sani per l’economia reale, quella che ci vede protagonisti al supermercato, online e nel B2B; le aziende faticano a riorganizzarsi, sia dal punto di vista tecnico ma, soprattutto, dal punto di vista del mindset.

Le nostre aziende, sopratutto quelle della fascia mediana, faticano e non poco nella gestione altalenante. Periodi di magra con poca domanda, cashflow ridotto, ridotta capacità di investimento e “eccesso di manodopera“, si contrappongono a momenti di picco con molta domanda, scarsa capacità produttiva e poco tempo da dedicare allo sviluppo e alla ricerca.

Che fare?

In uno scenario simile, le conseguenze risultano ben più importanti rispetto alla, seppur grave, “semplice” perdita economica di breve periodo. Che fare, quindi, per prepararsi a questa verosimile situazione?

Innanzitutto, dovremmo aver compreso come determinate azioni potrebbero risultare differenti per le imprese che occupano posizioni diverse nella catena del valore. Pensiamo al complesso e delicato equilibrio tra le filiere “indispensabili” e quelle considerate non fondamentali.

L’emergenza Covid-19 ci ha mostrato quanto, in realtà, molte delle nostre scelte non siano state affatto vincenti. Si pensi ai tanti mancati investimenti per creare infrastrutture adeguate che permettessero ai lavoratori di operare in smartworking. Il mancato – e disastroso – investimento nelle strutture pubbliche che hanno portato alla mancanza pressoché totale della tanto pubblicizzata “sburocratizzazione“, fino ai tagli alla sanità per quasi 40 miliardi in poco meno di 10 anni.

Tutto questo non crea “fiducia” nel comparto privato e negli imprenditori che, proprio a causa di un mindset compromesso, troveranno molto complesso il cambio di mentalità.

Comunque, al di là del settore di appartenenza, è ragionevole pensare che tutte dovranno predisporre un piano di cassa per far fronte a un fabbisogno derivante da un calo del fatturato che, secondo il World Economic Forum potrà oscillare dal -5% fino al -50%. Inutile dire che il momento è ancor meno propizio, visto l’arrivo di Maggio, un mese tutt’altro che semplice per le imprese che sono tenute a presentare il bilancio e a rendere conto all’intero impianto aziendale…

L’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla politica non saranno totalmente sufficienti, ma non possiamo nemmeno pensare che il solo assistenzialismo possa farci risollevare. E’ necessario ripensare ai paradigmi che funzionavano (e comunque a fatica) fino a qualche tempo fa.

Si parte dallo scenario “peggiore”

Ma quale sarà l’effetto concomitante di bassa domanda e mantenimento dei costi fissi? A quanto ammonterà, nel worst-case scenario, il fabbisogno di liquidità dell’impresa?

In questo momento in cui i tassi di interesse sono ancora relativamente bassi, una volta approntato il piano, anche le aziende con ampia liquidità potrebbero approfittare per richiedere finanziamenti per coprire i fabbisogni di breve periodo e, magari, cogliere opportunità che potrebbero improvvisamente presentarsi, come ad esempio acquisizioni strategiche fino a qualche settimana fa quasi inimmaginabili.

Inoltre sarebbe opportuno, laddove non sia ancora stato fatto, predisporre una pianificazione per spostare tutte quelle unità di business (vendita, amministrazione, controllo, acquisti) che possono lavorare – anche – da remoto, attraverso piani di investimento nelle infrastrutture tecnologiche e sul cloud.

Inoltre, gli stessi finanziamenti difficilmente in seguito verranno concessi allo stesso costo – sempre che vengano concessi. Già nel 2009, dopo la pesante crisi dell’anno precedente, l’accesso al credito non fu più così semplice e, dove fu possibile, ben poche sono state le imprese (e i privati) che hanno potuto usufruirne. Chi già aveva un certo patrimonio poteva, paradossalmente – ma nemmeno tanto paradossalmente – accedere a prestiti e finanziamenti proprio perché debitore sicuro.

Le aziende più in alto nella catena produttiva, dovranno cercare meccanismi collaborativi per aver accesso alla domanda reale o per incentivare gli attori più a valle a non accentuare le fluttuazioni, concedendo sconti, vie prioritarie o dilazioni dei pagamenti. E anche questa è una questione di mindset, ancor prima che di fatturato.

Conclusione

Infine, e questo riguarda davvero tutti, si dovrà agire in maniera razionale nei confronti del calo della domanda, ad esempio allocando risorse non disponibili in altri frangenti (ovvero quando il mercato tira a tutta velocità) all’innovazione e al miglioramento, per ottenere un sensibile vantaggio competitivo al momento della ripartenza che, per forza di cose ci sarà.

Impiegheremo almeno un paio di anni per avere una completa ripresa e, probabilmente, l’accettazione del cambiamento di mentalità. Qualcuno è già pronto, qualcuno si sta preparando altri, purtroppo, subiranno se non capiranno che ora è il momento di rinnovare, non solo tecnologicamente ma anche mentalmente.

Tutto questo, insieme a qualche altro vantaggio (pensiamo alla riduzione dell’inquinamento, alla riscoperta di tempi ammorbiditi) ha un ulteriore effetto positivo: quello della conservazione dei nostri talenti, e della valorizzazione delle competenze che, in contesti così nuovi, rischiano di essere persi in nome di una riduzione dei costi troppo spesso ingiustificata e che diverranno risorsa rara e preziosa nel momento in cui tutto riprenderà a pieno ritmo.

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Coronavirus. Cosa succederà dopo la fine dell’emergenza nel settore della ristorazione?

È PROPRIO IN QUESTO MOMENTO DI INATTIVITÀ FORZATA CHE OCCORRE PROGETTARE IL FUTURO. PAROLA DI UNO CHE DI PROGETTI PER RISTORANTI NE HA FATTI TANTI. È DARIO LAURENZI, NOTO CONSULENTE NEL MONDO DELLA RISTORAZIONE E DOCENTE NELLE NOSTRE SCUOLE.

In futuro si parlerà di un’epoca pre-virus e di una post-virus” dice Dario Laurenzi, tra i primi e più noti consulenti per la ristorazione capitolini. Nato, lavorativamente, in quella fucina di talenti e idee che fu “Gusto”, ha trascorso buona parte della sua vita professionale nei locali – ristoranti, wine bar, pizzerie – prima di aprire la sua società di consulenza.

Che ha all’attivo decine di locali, creati da lui o solo ripensati, a Roma e non solo. E proprio a lui chiediamo di fare delle previsioni per progettare, sin da ora, una ricostruzione. “Il mercato cambierà moltissimo, in linea generale” commenta, aggiungendo: “il nostro era un paese in crisi, alcune attività e consumi erano già in grande difficoltà e questa situazione la ha acuita”.

Ma quando torneremo alla vita normale, dovremo fare i conti con uno scenario profondamente mutato, sotto diversi punti di vista.

L’intervista a DARIO LAURENZI

Cosa dobbiamo aspettarci, a emergenza passata? Un cambiamento del mercato, in senso ampio. Con più di debiti di prima e con imprese più snelle, perché ci saranno licenziamenti o cassa integrazione. Ma avremo anche aziende più consapevoli che nulla è certo né immutabile.

Chi secondo te avrà meno problemi? Avranno vita più facile le piccole aziende familiari, a patto che non stiano pagando un mutuo.

Qualcuno non riaprirà? Sì, quelle attività che già prima faticavano a stare a galla. Questa chiusura forzata per molti sarà la goccia che fa traboccare il vaso.

Prevedi nasceranno nuovi format più adatti al nuovo contesto che si verrà a creare nel post virus? No, ma credo che il delivery avrà uno sviluppo importante: se la crescita del settore prima era del 5-7% l’anno probabilmente arriverà al 20-25%. Immagino anche un incremento delle dark kitchen, quelle cucine aperte solo per la consegna a domicilio.

Come mai? Per due motivi: il primo è che questa emergenza ha avvicinato alla consegna dei pasti anche persone che non ci avevano mai neanche pensato prima. Il secondo che molte aziende hanno scoperto lo smart working. E una parte di loro non lo lascerà quando tutto sarà finito. Il lavoro da casa spesso si accompagna alla consegna del pranzo a domicilio.

Chi riaprirà, invece, che situazione si troverà ad affrontare? Credo che chi lavora con la città, con una proposta easy, di buona qualità a un prezzo accessibile, riprenderà subito alla grande. Le persone hanno voglia di uscire, di fare alla vita di sempre. Accadrà un po’ come l’11 Settembre: appena sarà possibile, la gente tornerà a riempire quei locali che già frequentava prima. Ci sarà un rilancio che andrà a premiare quel segmento più corrispondente alle tasche e ai desideri degli italiani.

Chi avrà più problemi? Chi non lavora con i concittadini, ma con i turisti che tarderanno un po’ a tornare in Italia, e con chi viaggia per lavoro. Come dicevo prima, lo smart working sta portando nuove abitudini, anche le riunioni importanti si fanno a distanza. E credo che per un bel po’ probabilmente si continuerà a fare così. Penso che per quelle attività ci sarà un buon 50% in meno alla ripresa.

E il fine dining? Dipende dai locali: bisogna prima capire se funzionano realmente. Partendo dal presupposto che si tratta di attività che in generale sono affaticate, vivono maggiormente la crisi e sono dentro un meccanismo del tutto bloccato in questo momento.

Le attività che riapriranno cambieranno qualcosa? Chi riaprirà farà in modo di avere aziende più snelle, laddove possibile. Chi ha un tot di dipendenti, alla riapertura potrebbe averne un tot meno. Si è capito che le imprese complesse possono essere più vulnerabili, che questo ritmo serrato e questi meccanismi non assicurano la solidità delle attività. Chi potrà, userà incentivi per evitare, in un futuro, di dover fronteggiare altre crisi.

Nel frattempo cosa stanno facendo i locali? Qualcuno di necessità fa virtù, chi sta riconvertendosi al delivery, su cui magari non avevano mai puntato molto. Ora è l’unica attività possibile.

Per questo bisogna cambiare strategie di comunicazione? Assolutamente sì, devi pensare che le persone non possono venire a trovarti, ma bisogna essere presenti lo stesso, convogliare tutto sul consumo a domicilio, magari dando alcune ricette per ricreare a casa gli stessi piatti che trovano nei locali, addirittura facendo arrivare alcuni prodotti. Il digitale è un aiuto prezioso per questo. Riesce a stabilire e rinsaldare il legame con i clienti.

E il delivery, può essere una soluzione? Per qualcuno è una strada da percorrere, ma non sempre. Talvolta a conti fatti non c’è alcun margine. E infatti c’è chi lo vede più come un modo per rimanere in contatto con i propri clienti, dare loro un servizio, che come fonte di guadagno.

Come mai? Pensa a una pizzeria: quante pizze si devono vendere per rientrare del costo dei dipendenti, delle materie prime, delle utenze e – se usate – delle piattaforme dei delivery?

Ma il personale non è una spesa che comunque bisognerebbe sostenere? In questa fase le attività possono alleggerirsi del costo dei dipendenti, anche se solo per poche settimane, potendo accedere alla cassa integrazione prevista dal decreto. E per qualcuno potrà anche essere l’occasione per un rinnovamento complessivo.

In che modo? Tanti, proprio in questi giorni, mi chiamano perché vogliono approfittare della chiusura forzata per cambiare l’offerta di locali che erano già prima in sofferenza. È il caso di quelle attività che peggioravano anno dopo anno e avevano bisogno di un rinnovamento. Per loro la chiusura è un po’ come quando fai il reset del telefonino: perdi qualcosa, ma puoi ripartire in modo più efficace.

Quindi, paradossalmente, questa potrebbe essere una situazione da sfruttare a proprio vantaggio? Sì: chi, pur malandato, è ancora vivo può lavorare su un rilancio. Da una parte perché ha tempo a disposizione per fare delle analisi e delle valutazioni con calma, cosa che in genere i ristoratori non hanno. E poi perché può sperare in un aiuto che prima non aveva.

Parli di crediti d’imposta, sgravi o cassa integrazione? Parlo di quello, ma poi secondo me arriveranno, in un futuro, anche più soldini attraverso bandi e cose così. Ma, credimi, già il tempo per studiare con calma la propria azienda è una gran cosa per chi è nella condizione di pensare a un rilancio.

Qualcuno sarà più ricco di prima? Sì: chi specula. Chi mentre parliamo sta facendo affari trattando con imprenditori attualmente con l’acqua alla gola…

a cura di Antonella De Santis

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“Lavorare” e vivere al tempo del coronavirus

Questo del coronavirus, è senza dubbio uno dei momenti più complessi che molti di noi abbiano mai vissuto; a qualcuno, di più antica memoria, ricorda la guerra. Forse, almeno per ora, ci sta andando decisamente meglio.

La situazione

In questo articolo molto diverso dai nostri abituali standard, vogliamo renderci utili cercando di dare informazioni e qualche indicazione su come affrontare al meglio questo delicato “tempo sospeso“.

Ormai, ovunque, ci viene chiesto di restare a casa al fine di contenere al massimo il contagio del Covid-19, e di uscire esclusivamente in caso di assoluta necessità: lavoro, fare la spesa, comprovati motivi di salute, assistenza presso un familiare non autosufficiente solo per il tempo necessario. Nessuna forma di aggregazione è consentita, su questo il decreto (e le successive ordinanze di Regioni e Comuni ancor più restrittive) è molto chiaro.

Per avere sempre sotto controllo la situazione, oltre alle maggiori testate nazionali e locali, da leggere in modo critico per avere un quadro il più oggettivo possibile, vi segnaliamo il sito worldometers che, oltre a dare metriche molto precise sulla situazione coronavirus, offre dati in tempo reale sull’andamento dell’intero pianeta, nascite comprese.

Ma cos’è il coronavirus?

I coronavirus sono una grande famiglia di virus e possono causare diverse infezioni, dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Quello che sta imperversando ora, partito dalla Cina e che sta mettendo in crisi non solo l’Italia ma tutto il mondo, è identificato con il nome SARS-CoV-2. Si tratta di un nuovo ceppo di coronavirus che non è mai stato identificato prima nell’uomo.

Questo nuovo coronavirus (il cui nome scientifico è appunto SARS-CoV-2), è un virus a RNA (molecola polimerica implicata in vari ruoli biologici di codifica dei geni), rivestito da un capside (involucro) e da un peri-capside attraversato da strutture glicoproteiche che gli conferiscono il tipico aspetto “a corona“, ecco il perché del nome.

Nell’uomo il virus SARS-CoV-2 è in grado di causare la malattia che oggi chiamiamo COVID-19.

Come difendersi da COVID-19

Sono tante le notizie che girano su internet e non mancano le bufale: dalle bevande calde, alla vitamina C, passando per altri “rimedi alternativi” di dubbia natura. Diciamo subito che bere bevande calde o consumare vitamina C non è certo dannoso. Restano tuttavia comportamenti che possono solo aiutarci a migliorare le nostre abitudini quotidiane, soprattutto approfittando di questo momento per metterle in atto.

Le linee guida del Ministero, che riportiamo in questa info-grafica, si basano su principi di buon senso e responsabilità: oltre all’igiene, è FONDAMENTALE restare a casa e limitare al minimo i contatti.

Quali risorse per chi può lavorare da casa

Il momento è senza dubbio unico e, come tale, dobbiamo trattarlo. Nel bene e nel male, ogni crisi ha dei lati nascosti che solamente dopo molto tempo riusciremo a capire e ad analizzare con lucidità.

Esistono però situazioni che devono essere prese al volo come occasioni: da una grande crisi possono nascere grandi opportunità.

Una di queste è senza dubbio lo smart-working, che permette a moltissime categorie di lavoratori e professionisti di essere vicini ai propri clienti e alle proprie aziende, senza muoversi da casa.

Noi di Arca Grandi Impianti abbiamo sempre sostenuto lo smart-working, e lo stiamo utilizzando proprio per difendere i nostri lavoratori e i nostri clienti. Ma quali sono gli strumenti per poter lavorare da casa?

Per prima cosa è necessaria una connessione, quella di casa o del cellulare sono perfette per la maggior parte delle attività quotidiane: rispondere alle mail, preparare documenti, fare video chiamate. Ovviamente è necessario avere un computer o un tablet per poter lavorare comodamente.

Accedere al proprio computer in ufficio potrebbe risultare complicato, per questo consigliamo di avere una copia dei documenti importanti anche nel Cloud, e questo vale sia per i propri documenti personali che per quelli aziendali.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è smartwork-1024x644.jpg

E’ fondamentale che le aziende si attrezzino in tal senso per rendere il lavoro “agile”…davvero agile.  

A tale proposito, vogliamo segnalarvi che Agid e il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, hanno lanciato l’iniziativa Solidarietà digitale, una collaborazione tra pubblico e privato, per sostenere aziende e cittadini nel far fronte alle restrizioni previste per contenere la diffusione del coronavirus.

Nel link fornito troverete molte risorse messe a disposizione da enti pubblici e privati per affrontare al meglio la possibilità di lavorare da remoto.

Vi consigliamo vivamente di leggere e, insieme ai professionisti IT, individuare la migliore strategia per attuare piani per il lavoro agile, non solo per questa contingenza del coronavirus, ma anche per un futuro sempre più smart.

COSA FACCIAMO NOI DI ARCA GRANDI IMPIANTI?

In un momento così complesso per tutti, Arca Grandi Impianti conferma la regolare continuità operativa e la consueta tempestività nel rispondere alle richieste di tutti i clienti.

Purtroppo non possiamo escludere ritardi relativi ad ordini e consegne, stiamo facendo di tutto affinché i disagi siano minimi.

Le recenti misure straordinarie ed urgenti attivate dal Governo (DPCM emesso l’11 marzo 2020) non vietano gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro lasciando libera circolazione alle merci e ai lavoratori.

Tutte le fasi operative e produttive vengono svolte rispettando scrupolosamente le misure indicate dal Ministero della salute e dell’OMS, garantendo la massima tutela a tutti i soggetti coinvolti.

Anche in questo delicato momento continueremo ad impegnarci per garantire il migliore servizio possibile a tutti i nostri clienti, restando a disposizione per qualsiasi chiarimento attraverso le nostre modalità di contatto:

☎️ Telefono 051437810
✅ Pagina Facebook ARCA Grandi Impianti
📧 Mail info@arcagrandiimpianti.it
📲 Sito web https://www.arcagrandiimpianti.com/

Siamo certi che tutti insieme usciremo da questa pesante situazione ancora più forti, #orgogliosi di essere un’azienda Italiana.

Questo potrebbe essere il momento giusto per rivedere alcuni assets, per riformulare l’offerta, per “ridisegnare” il proprio approccio al cliente e alla “consumazione“. #noicisiamo

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