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Che fine farà la domanda? L’effetto Forrester ai tempi dell’emergenza Covid-19

In questo ultimo mese il nostro paese (e non solo) è impegnato a fronteggiare una pandemia da nuovo coronavirus con effetti non del tutto conosciuti dal punto di vista sanitario; gli scenari sono incerti, i dati cambiano costantemente, e l’emergenza sanitaria monopolizza – o monopolizzava – giustamente l’attenzione di tutti. La priorità DEVE restare quella, ma l’economia?

Lo stato attuale

I discorsi, le manovre non ancora chiarissime e uno status incerto pongono diversi quesiti sui quali ancora troppo poco si sta dicendo e, soprattutto, agendo. Eccezion fatta per qualche isolata voce che si prodiga nel cercare soluzioni, sono ancora troppo poche le idee concrete per affrontare l’emergenza che verrà: quella economica.

Non si parla della contrapposizione da social network #iorestoacasa vs irriducibili del fatturato: il punto, forse, non è ciò che comporteranno queste settimane (mesi) di lockdown, quanto quello che seguirà e come affrontare la riapertura.

Il tema è complesso e ha ragione di esistere non solo ne comparto economico ma, anche, in quello sociale, psicologico e umano. Una “filiera” dei comportamenti umani – del singolo e della massa – che troveranno diversi anelli deboli nella catena della ricostruzione.

Da un lato abbiamo avuto vari DPCM che, oltre alla parole del Presidente del Consiglio, ribadiscono nero su bianco l’importanza e la necessità di preservare le attività produttive, ma al contempo molte aziende stanno chiudendo e altre, purtroppo, lo faranno nei mesi futuri. Accadrà per diversi motivi: mancanza di componenti, di manodopera, o più semplicemente di domanda.

Forniture, approvvigionamenti e forza lavoro (di tutti i settori), torneranno teoricamente ad essere disponibili passato il picco pandemico che, da qualche giorno, sembra essere stato ipotizzato per la fine di aprile. Ma a fronte di intere filiere produttive e forza lavoro “disponibile”, non è affatto detto che questo accadrà anche per la domanda.

Questo effetto di contrazione della domanda – non così remoto – sarà più evidente quanto più a monte nel supply network ci si scosti rispetto alla domanda di beni di consumo.

L’effetto frusta

Molti ricordano la “crisi del 2008”: in Italia, nel 2009, a fronte di una riduzione dei consumi dell’1,7% rispetto al 2008, anno della crisi, si è assistito ad una contrazione degli investimenti delle aziende in macchinari, attrezzature e ICT del 17%!

Per farla semplice, poniamo il caso che il consumatore finale acquisti meno spaghetti (a valle del sistema) per un valore di 2 unità, l’azienda che produce inchiostro per la stampa del pacchetto di spaghetti avrà una contrazione di quasi il 20%.

Chi si occupa in modo strategico di supply chain sa perfettamente che, a fronte di un calo della domanda del solo 5% all’ultimo step a valle della catena del valore (vedi la pasta di cui sopra), si può verificare una fluttuazione che può oscillare tra ±50/80% qualche step a monte (vedi l’azienda di inchiostro).

È quello che gli economisti chiamano effetto Forrester, o bullwhip (frusta), in cui le variazioni si propagano da valle a monte della catena con ampiezza via via crescente. Una specie di sasso lanciato nel lago, con i cerchi che man mano si allargano dal centro verso l’esterno, amplificando l’effetto dell’espansione.

Tale amplificazione della domanda comporta un’accelerazione esponenziale degli ordini e della richiesta di approvvigionamento di scorte a mano a mano che ci si muove da valle a monte. Per questo è chiamato effetto frusta, in quanto l’oscillazione cresce quanto più ci si allontana dalla mano che la impugna. In questo caso la mano sono i clienti finali, mentre l’estremità della frusta possono essere gli impianti di produzione e la logistica.

Questo significa che, passata la fase acuta dell’emergenza, e al netto del mercato perso nel periodo di lockdown, è lecito per i produttori di beni di consumo attendersi un calo moderato della domanda; per i fornitori di questi produttori il calo sarà tuttavia più marcato – effetto frusta – per diventare sempre più significativo man mano che si risale la filiera.

Attenzione però: a questo calo potrà ragionevolmente seguire, nel breve-medio periodo, un aumento altrettanto marcato e quindi un successivo calo, e così via fino ad uno stabilizzarsi della situazione.

Lockdown e mindset

Andamenti di questo tipo non sono affatto sani per l’economia reale, quella che ci vede protagonisti al supermercato, online e nel B2B; le aziende faticano a riorganizzarsi, sia dal punto di vista tecnico ma, soprattutto, dal punto di vista del mindset.

Le nostre aziende, sopratutto quelle della fascia mediana, faticano e non poco nella gestione altalenante. Periodi di magra con poca domanda, cashflow ridotto, ridotta capacità di investimento e “eccesso di manodopera“, si contrappongono a momenti di picco con molta domanda, scarsa capacità produttiva e poco tempo da dedicare allo sviluppo e alla ricerca.

Che fare?

In uno scenario simile, le conseguenze risultano ben più importanti rispetto alla, seppur grave, “semplice” perdita economica di breve periodo. Che fare, quindi, per prepararsi a questa verosimile situazione?

Innanzitutto, dovremmo aver compreso come determinate azioni potrebbero risultare differenti per le imprese che occupano posizioni diverse nella catena del valore. Pensiamo al complesso e delicato equilibrio tra le filiere “indispensabili” e quelle considerate non fondamentali.

L’emergenza Covid-19 ci ha mostrato quanto, in realtà, molte delle nostre scelte non siano state affatto vincenti. Si pensi ai tanti mancati investimenti per creare infrastrutture adeguate che permettessero ai lavoratori di operare in smartworking. Il mancato – e disastroso – investimento nelle strutture pubbliche che hanno portato alla mancanza pressoché totale della tanto pubblicizzata “sburocratizzazione“, fino ai tagli alla sanità per quasi 40 miliardi in poco meno di 10 anni.

Tutto questo non crea “fiducia” nel comparto privato e negli imprenditori che, proprio a causa di un mindset compromesso, troveranno molto complesso il cambio di mentalità.

Comunque, al di là del settore di appartenenza, è ragionevole pensare che tutte dovranno predisporre un piano di cassa per far fronte a un fabbisogno derivante da un calo del fatturato che, secondo il World Economic Forum potrà oscillare dal -5% fino al -50%. Inutile dire che il momento è ancor meno propizio, visto l’arrivo di Maggio, un mese tutt’altro che semplice per le imprese che sono tenute a presentare il bilancio e a rendere conto all’intero impianto aziendale…

L’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla politica non saranno totalmente sufficienti, ma non possiamo nemmeno pensare che il solo assistenzialismo possa farci risollevare. E’ necessario ripensare ai paradigmi che funzionavano (e comunque a fatica) fino a qualche tempo fa.

Si parte dallo scenario “peggiore”

Ma quale sarà l’effetto concomitante di bassa domanda e mantenimento dei costi fissi? A quanto ammonterà, nel worst-case scenario, il fabbisogno di liquidità dell’impresa?

In questo momento in cui i tassi di interesse sono ancora relativamente bassi, una volta approntato il piano, anche le aziende con ampia liquidità potrebbero approfittare per richiedere finanziamenti per coprire i fabbisogni di breve periodo e, magari, cogliere opportunità che potrebbero improvvisamente presentarsi, come ad esempio acquisizioni strategiche fino a qualche settimana fa quasi inimmaginabili.

Inoltre sarebbe opportuno, laddove non sia ancora stato fatto, predisporre una pianificazione per spostare tutte quelle unità di business (vendita, amministrazione, controllo, acquisti) che possono lavorare – anche – da remoto, attraverso piani di investimento nelle infrastrutture tecnologiche e sul cloud.

Inoltre, gli stessi finanziamenti difficilmente in seguito verranno concessi allo stesso costo – sempre che vengano concessi. Già nel 2009, dopo la pesante crisi dell’anno precedente, l’accesso al credito non fu più così semplice e, dove fu possibile, ben poche sono state le imprese (e i privati) che hanno potuto usufruirne. Chi già aveva un certo patrimonio poteva, paradossalmente – ma nemmeno tanto paradossalmente – accedere a prestiti e finanziamenti proprio perché debitore sicuro.

Le aziende più in alto nella catena produttiva, dovranno cercare meccanismi collaborativi per aver accesso alla domanda reale o per incentivare gli attori più a valle a non accentuare le fluttuazioni, concedendo sconti, vie prioritarie o dilazioni dei pagamenti. E anche questa è una questione di mindset, ancor prima che di fatturato.

Conclusione

Infine, e questo riguarda davvero tutti, si dovrà agire in maniera razionale nei confronti del calo della domanda, ad esempio allocando risorse non disponibili in altri frangenti (ovvero quando il mercato tira a tutta velocità) all’innovazione e al miglioramento, per ottenere un sensibile vantaggio competitivo al momento della ripartenza che, per forza di cose ci sarà.

Impiegheremo almeno un paio di anni per avere una completa ripresa e, probabilmente, l’accettazione del cambiamento di mentalità. Qualcuno è già pronto, qualcuno si sta preparando altri, purtroppo, subiranno se non capiranno che ora è il momento di rinnovare, non solo tecnologicamente ma anche mentalmente.

Tutto questo, insieme a qualche altro vantaggio (pensiamo alla riduzione dell’inquinamento, alla riscoperta di tempi ammorbiditi) ha un ulteriore effetto positivo: quello della conservazione dei nostri talenti, e della valorizzazione delle competenze che, in contesti così nuovi, rischiano di essere persi in nome di una riduzione dei costi troppo spesso ingiustificata e che diverranno risorsa rara e preziosa nel momento in cui tutto riprenderà a pieno ritmo.

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Coronavirus. Cosa succederà dopo la fine dell’emergenza nel settore della ristorazione?

È PROPRIO IN QUESTO MOMENTO DI INATTIVITÀ FORZATA CHE OCCORRE PROGETTARE IL FUTURO. PAROLA DI UNO CHE DI PROGETTI PER RISTORANTI NE HA FATTI TANTI. È DARIO LAURENZI, NOTO CONSULENTE NEL MONDO DELLA RISTORAZIONE E DOCENTE NELLE NOSTRE SCUOLE.

In futuro si parlerà di un’epoca pre-virus e di una post-virus” dice Dario Laurenzi, tra i primi e più noti consulenti per la ristorazione capitolini. Nato, lavorativamente, in quella fucina di talenti e idee che fu “Gusto”, ha trascorso buona parte della sua vita professionale nei locali – ristoranti, wine bar, pizzerie – prima di aprire la sua società di consulenza.

Che ha all’attivo decine di locali, creati da lui o solo ripensati, a Roma e non solo. E proprio a lui chiediamo di fare delle previsioni per progettare, sin da ora, una ricostruzione. “Il mercato cambierà moltissimo, in linea generale” commenta, aggiungendo: “il nostro era un paese in crisi, alcune attività e consumi erano già in grande difficoltà e questa situazione la ha acuita”.

Ma quando torneremo alla vita normale, dovremo fare i conti con uno scenario profondamente mutato, sotto diversi punti di vista.

L’intervista a DARIO LAURENZI

Cosa dobbiamo aspettarci, a emergenza passata? Un cambiamento del mercato, in senso ampio. Con più di debiti di prima e con imprese più snelle, perché ci saranno licenziamenti o cassa integrazione. Ma avremo anche aziende più consapevoli che nulla è certo né immutabile.

Chi secondo te avrà meno problemi? Avranno vita più facile le piccole aziende familiari, a patto che non stiano pagando un mutuo.

Qualcuno non riaprirà? Sì, quelle attività che già prima faticavano a stare a galla. Questa chiusura forzata per molti sarà la goccia che fa traboccare il vaso.

Prevedi nasceranno nuovi format più adatti al nuovo contesto che si verrà a creare nel post virus? No, ma credo che il delivery avrà uno sviluppo importante: se la crescita del settore prima era del 5-7% l’anno probabilmente arriverà al 20-25%. Immagino anche un incremento delle dark kitchen, quelle cucine aperte solo per la consegna a domicilio.

Come mai? Per due motivi: il primo è che questa emergenza ha avvicinato alla consegna dei pasti anche persone che non ci avevano mai neanche pensato prima. Il secondo che molte aziende hanno scoperto lo smart working. E una parte di loro non lo lascerà quando tutto sarà finito. Il lavoro da casa spesso si accompagna alla consegna del pranzo a domicilio.

Chi riaprirà, invece, che situazione si troverà ad affrontare? Credo che chi lavora con la città, con una proposta easy, di buona qualità a un prezzo accessibile, riprenderà subito alla grande. Le persone hanno voglia di uscire, di fare alla vita di sempre. Accadrà un po’ come l’11 Settembre: appena sarà possibile, la gente tornerà a riempire quei locali che già frequentava prima. Ci sarà un rilancio che andrà a premiare quel segmento più corrispondente alle tasche e ai desideri degli italiani.

Chi avrà più problemi? Chi non lavora con i concittadini, ma con i turisti che tarderanno un po’ a tornare in Italia, e con chi viaggia per lavoro. Come dicevo prima, lo smart working sta portando nuove abitudini, anche le riunioni importanti si fanno a distanza. E credo che per un bel po’ probabilmente si continuerà a fare così. Penso che per quelle attività ci sarà un buon 50% in meno alla ripresa.

E il fine dining? Dipende dai locali: bisogna prima capire se funzionano realmente. Partendo dal presupposto che si tratta di attività che in generale sono affaticate, vivono maggiormente la crisi e sono dentro un meccanismo del tutto bloccato in questo momento.

Le attività che riapriranno cambieranno qualcosa? Chi riaprirà farà in modo di avere aziende più snelle, laddove possibile. Chi ha un tot di dipendenti, alla riapertura potrebbe averne un tot meno. Si è capito che le imprese complesse possono essere più vulnerabili, che questo ritmo serrato e questi meccanismi non assicurano la solidità delle attività. Chi potrà, userà incentivi per evitare, in un futuro, di dover fronteggiare altre crisi.

Nel frattempo cosa stanno facendo i locali? Qualcuno di necessità fa virtù, chi sta riconvertendosi al delivery, su cui magari non avevano mai puntato molto. Ora è l’unica attività possibile.

Per questo bisogna cambiare strategie di comunicazione? Assolutamente sì, devi pensare che le persone non possono venire a trovarti, ma bisogna essere presenti lo stesso, convogliare tutto sul consumo a domicilio, magari dando alcune ricette per ricreare a casa gli stessi piatti che trovano nei locali, addirittura facendo arrivare alcuni prodotti. Il digitale è un aiuto prezioso per questo. Riesce a stabilire e rinsaldare il legame con i clienti.

E il delivery, può essere una soluzione? Per qualcuno è una strada da percorrere, ma non sempre. Talvolta a conti fatti non c’è alcun margine. E infatti c’è chi lo vede più come un modo per rimanere in contatto con i propri clienti, dare loro un servizio, che come fonte di guadagno.

Come mai? Pensa a una pizzeria: quante pizze si devono vendere per rientrare del costo dei dipendenti, delle materie prime, delle utenze e – se usate – delle piattaforme dei delivery?

Ma il personale non è una spesa che comunque bisognerebbe sostenere? In questa fase le attività possono alleggerirsi del costo dei dipendenti, anche se solo per poche settimane, potendo accedere alla cassa integrazione prevista dal decreto. E per qualcuno potrà anche essere l’occasione per un rinnovamento complessivo.

In che modo? Tanti, proprio in questi giorni, mi chiamano perché vogliono approfittare della chiusura forzata per cambiare l’offerta di locali che erano già prima in sofferenza. È il caso di quelle attività che peggioravano anno dopo anno e avevano bisogno di un rinnovamento. Per loro la chiusura è un po’ come quando fai il reset del telefonino: perdi qualcosa, ma puoi ripartire in modo più efficace.

Quindi, paradossalmente, questa potrebbe essere una situazione da sfruttare a proprio vantaggio? Sì: chi, pur malandato, è ancora vivo può lavorare su un rilancio. Da una parte perché ha tempo a disposizione per fare delle analisi e delle valutazioni con calma, cosa che in genere i ristoratori non hanno. E poi perché può sperare in un aiuto che prima non aveva.

Parli di crediti d’imposta, sgravi o cassa integrazione? Parlo di quello, ma poi secondo me arriveranno, in un futuro, anche più soldini attraverso bandi e cose così. Ma, credimi, già il tempo per studiare con calma la propria azienda è una gran cosa per chi è nella condizione di pensare a un rilancio.

Qualcuno sarà più ricco di prima? Sì: chi specula. Chi mentre parliamo sta facendo affari trattando con imprenditori attualmente con l’acqua alla gola…

a cura di Antonella De Santis

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“Lavorare” e vivere al tempo del coronavirus

Questo del coronavirus, è senza dubbio uno dei momenti più complessi che molti di noi abbiano mai vissuto; a qualcuno, di più antica memoria, ricorda la guerra. Forse, almeno per ora, ci sta andando decisamente meglio.

La situazione

In questo articolo molto diverso dai nostri abituali standard, vogliamo renderci utili cercando di dare informazioni e qualche indicazione su come affrontare al meglio questo delicato “tempo sospeso“.

Ormai, ovunque, ci viene chiesto di restare a casa al fine di contenere al massimo il contagio del Covid-19, e di uscire esclusivamente in caso di assoluta necessità: lavoro, fare la spesa, comprovati motivi di salute, assistenza presso un familiare non autosufficiente solo per il tempo necessario. Nessuna forma di aggregazione è consentita, su questo il decreto (e le successive ordinanze di Regioni e Comuni ancor più restrittive) è molto chiaro.

Per avere sempre sotto controllo la situazione, oltre alle maggiori testate nazionali e locali, da leggere in modo critico per avere un quadro il più oggettivo possibile, vi segnaliamo il sito worldometers che, oltre a dare metriche molto precise sulla situazione coronavirus, offre dati in tempo reale sull’andamento dell’intero pianeta, nascite comprese.

Ma cos’è il coronavirus?

I coronavirus sono una grande famiglia di virus e possono causare diverse infezioni, dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Quello che sta imperversando ora, partito dalla Cina e che sta mettendo in crisi non solo l’Italia ma tutto il mondo, è identificato con il nome SARS-CoV-2. Si tratta di un nuovo ceppo di coronavirus che non è mai stato identificato prima nell’uomo.

Questo nuovo coronavirus (il cui nome scientifico è appunto SARS-CoV-2), è un virus a RNA (molecola polimerica implicata in vari ruoli biologici di codifica dei geni), rivestito da un capside (involucro) e da un peri-capside attraversato da strutture glicoproteiche che gli conferiscono il tipico aspetto “a corona“, ecco il perché del nome.

Nell’uomo il virus SARS-CoV-2 è in grado di causare la malattia che oggi chiamiamo COVID-19.

Come difendersi da COVID-19

Sono tante le notizie che girano su internet e non mancano le bufale: dalle bevande calde, alla vitamina C, passando per altri “rimedi alternativi” di dubbia natura. Diciamo subito che bere bevande calde o consumare vitamina C non è certo dannoso. Restano tuttavia comportamenti che possono solo aiutarci a migliorare le nostre abitudini quotidiane, soprattutto approfittando di questo momento per metterle in atto.

Le linee guida del Ministero, che riportiamo in questa info-grafica, si basano su principi di buon senso e responsabilità: oltre all’igiene, è FONDAMENTALE restare a casa e limitare al minimo i contatti.

Quali risorse per chi può lavorare da casa

Il momento è senza dubbio unico e, come tale, dobbiamo trattarlo. Nel bene e nel male, ogni crisi ha dei lati nascosti che solamente dopo molto tempo riusciremo a capire e ad analizzare con lucidità.

Esistono però situazioni che devono essere prese al volo come occasioni: da una grande crisi possono nascere grandi opportunità.

Una di queste è senza dubbio lo smart-working, che permette a moltissime categorie di lavoratori e professionisti di essere vicini ai propri clienti e alle proprie aziende, senza muoversi da casa.

Noi di Arca Grandi Impianti abbiamo sempre sostenuto lo smart-working, e lo stiamo utilizzando proprio per difendere i nostri lavoratori e i nostri clienti. Ma quali sono gli strumenti per poter lavorare da casa?

Per prima cosa è necessaria una connessione, quella di casa o del cellulare sono perfette per la maggior parte delle attività quotidiane: rispondere alle mail, preparare documenti, fare video chiamate. Ovviamente è necessario avere un computer o un tablet per poter lavorare comodamente.

Accedere al proprio computer in ufficio potrebbe risultare complicato, per questo consigliamo di avere una copia dei documenti importanti anche nel Cloud, e questo vale sia per i propri documenti personali che per quelli aziendali.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è smartwork-1024x644.jpg

E’ fondamentale che le aziende si attrezzino in tal senso per rendere il lavoro “agile”…davvero agile.  

A tale proposito, vogliamo segnalarvi che Agid e il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, hanno lanciato l’iniziativa Solidarietà digitale, una collaborazione tra pubblico e privato, per sostenere aziende e cittadini nel far fronte alle restrizioni previste per contenere la diffusione del coronavirus.

Nel link fornito troverete molte risorse messe a disposizione da enti pubblici e privati per affrontare al meglio la possibilità di lavorare da remoto.

Vi consigliamo vivamente di leggere e, insieme ai professionisti IT, individuare la migliore strategia per attuare piani per il lavoro agile, non solo per questa contingenza del coronavirus, ma anche per un futuro sempre più smart.

COSA FACCIAMO NOI DI ARCA GRANDI IMPIANTI?

In un momento così complesso per tutti, Arca Grandi Impianti conferma la regolare continuità operativa e la consueta tempestività nel rispondere alle richieste di tutti i clienti.

Purtroppo non possiamo escludere ritardi relativi ad ordini e consegne, stiamo facendo di tutto affinché i disagi siano minimi.

Le recenti misure straordinarie ed urgenti attivate dal Governo (DPCM emesso l’11 marzo 2020) non vietano gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro lasciando libera circolazione alle merci e ai lavoratori.

Tutte le fasi operative e produttive vengono svolte rispettando scrupolosamente le misure indicate dal Ministero della salute e dell’OMS, garantendo la massima tutela a tutti i soggetti coinvolti.

Anche in questo delicato momento continueremo ad impegnarci per garantire il migliore servizio possibile a tutti i nostri clienti, restando a disposizione per qualsiasi chiarimento attraverso le nostre modalità di contatto:

☎️ Telefono 051437810
✅ Pagina Facebook ARCA Grandi Impianti
📧 Mail info@arcagrandiimpianti.it
📲 Sito web https://www.arcagrandiimpianti.com/

Siamo certi che tutti insieme usciremo da questa pesante situazione ancora più forti, #orgogliosi di essere un’azienda Italiana.

Questo potrebbe essere il momento giusto per rivedere alcuni assets, per riformulare l’offerta, per “ridisegnare” il proprio approccio al cliente e alla “consumazione“. #noicisiamo

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Evento Gastronomico: come si organizza.

Per Organizzare un evento gastronomico di successo è necessario progettare ogni singola fase affinché nulla sia lasciato al caso. Sia che si tratti di un “piccolo evento” o di una “grande cerimonia”, ogni dettaglio deve essere curato in modo attento. In questo articolo vedremo quali sono queste fasi e come affrontarle al meglio.

Sono sempre più ricercate (e ormai diffuse) figure professionali dedicate proprio a queste attività. Non solo eventi quindi, ma eventi verticali, dove il cibo e la gastronomia sono protagonisti indiscussi.

Come Food project manager, è fondamentale conoscere bene le diverse fasi, districandosi agevolmente e sviluppandone i dettagli dalla strategia di comunicazione alla parte prettamente operativa.

1. L’IDEAZIONE DELL’EVENTO

Tutto parte da un’idea, da un sogno…o da una volontà precisa di marketing. L’organizzazione di un evento food parte dall’event concept, l’idea di progetto: dal perché (promozione, aggregazione, presentazione, gala, ecc) a come si svolgerà (eventi interni, spettacoli, assaggi, conferenze, ecc), alla location, fino agli obiettivi e all’esperienza che vogliamo far vivere agli ospiti.

Un evento gastronomico deve essere un’esperienza a 360°, che possa coinvolgere tutti i sensi. Suoni, sapori, allestimenti…tutto deve stuzzicare i sensi.

2. LO STUDIO DI FATTIBILITÀ

Lo studio della fattibilità è un processo molto importante che va affrontato in modo estremamente scrupoloso, e vale per ogni tipo di progetto.

Questa delicata fase risulta fondamentale, non solo per la buona riuscita del nostro evento, ma per avere un quadro preciso dei costi e, appunto, della fattibilità.

Tutto deve essere studiato nei minimi dettagli per non incorrere, se non in un terribile flop, in un evento scarso e poco “eccitante“. In particolare è imporrante effettuare in questa fase tutte le valutazioni circa la reale fattibilità tecnica ed economica del nostro progetto.

Disponibilità economica, eventuale ricerca di partner e sponsor, permessi per gli spazi, le apposite autorizzazioni, gli ospiti, la sicurezza e, non per ultimo, scegliere le attrezzature più adeguate per poter realizzare il miglior catering “dinamico“, sono tutti aspetti da decidere in questa fase per non trovarsi impreparati.

3. UN’ATTENTA PIANIFICAZIONE

Come organizzare i tavoli? Ci saranno tavoli? Le bevande verranno servite in un unico spazio oppure personale di sala girerà tra gli ospiti con vassoi carichi di bicchieri? Ci sono gli spazi per realizzare questo tipo di scenario?

E ancora, gli impianti permettono una cucina a gas o è preferibile un piano elettrico? Abbiamo abbastanza potenza dal fornitore di energia?

Altra particolare attenzione va al periodo in cui il nostro evento si svolgerà, evitando, se possibile, di sovrapporlo ad altri eventi rilevanti che, magari, si rivolgono proprio allo stesso target rivelandosi così in concorrenza.

Ovviamente un sopralluogo (anche più di uno) presso la struttura che ospiterà il nostro evento è OBBLIGATORIO, ma avere una pianta per poterci ragionare con calma seduti al proprio tavolo è assolutamente consigliabile, magari facendo alcune fotocopie così da avere un originale pulito sempre a disposizione. 🙂

4. LA REALIZZAZIONE IMPECCABILE

Il momento topico dell’organizzazione trova il suo massimo sviluppo nello svolgimento dell’evento gastronomico.

Non bisogna certo immaginare però che, anche se ben pianificato, tutto si svolgerà senza tenere sotto controllo ogni attività. E’ indispensabile, non dimenticare tutti gli aspetti che, anche se previsti nella fase di organizzazione e pianificazione, possono costringerci ad affrontarne imprevisti che necessitano di valutazioni e azioni immediate.

Queste novità spesso inaspettate, non solo ci permettono di concretizzate le decisioni prese nelle fasi precedenti, ma ci “costringono” a prendere decisioni straordinarie. Richieste particolari, improvvisi cambi di clima, rivalutazione dell’agenda da parte degli organizzatori, sono tutte eventualità che vanno affrontate con grande maestria e professionalità.

5. LA CHIUSURA DELL’EVENTO.

Anche se considerata la “fine” e, una volta che gli ospiti se ne sono andati soddisfatti potendo tirare un sospiro di sollievo, la fase di chiusura contraddistingue un momento durante il quale l’attività dell’event manager diventa particolarmente delicata.

E’ la fase dello svolgimento delle attività amministrative, della rendicontazione, della sistemazione di tutti gli spazi, della raccolta dei materiali, compresi quelli dimenticati (succede, non crediate che sia così remota come ipotesi :)) e del coordinamento delle squadre attive sul posto: catering, fotografi, personale di sala, sicurezza.

6. LA VALUTAZIONE DELL’EVENTO.

Per capire se un evento ha funzionato o meno, è fondamentale affidarsi a metriche e numeri il più chiari possibile. Non è detto che il delta tra spesa e ricavo (ammesso che ci sia), debba essere positivo per valutare in modo positivo la riuscita del nostro evento gastronomico.

La valutazione di un evento è un momento particolarmente significativo: dai risultati ottenuti potrà dipendere, il ripetersi dell’evento, la sua scomparsa oppure il suo affidamento a un altro team organizzativo.

In questa fase sarà valutato l’effettivo raggiungimento degli obiettivi prefissati e il grado di soddisfazione da parte del pubblico e degli stakeholder.

Qualunque sia il tuo progetto, affidati ai migliori. Grazie agli esperti di Arca Grandi Impianti, potrai accedere ai migliori prodotti per la ristorazione professionale, sia tradizionale che “in movimento”, contattaci!

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Aprire un ristorante

La ristorazione tradizionale non conosce crisi. Questo perché il conviviale pranzo al ristorante, sia per un veloce “mordi e fuggi” che per una ricorrenza importante, fa ormai parte delle abitudini di tutti gli italiani ed è diventato tappa irrinunciabile della nostra vita sociale.

Per aprire un ristorante di successo non è fondamentale essere professionisti, ma è fondamentale essere professionali e assumere collaboratori competenti, in particolare per chi costituirà il gruppo di cucina e il personale di sala.

Tra le accortezze importanti per l’avvio di un ristorante non devono essere sottovalutate: una localizzazione strategica, un’adeguata promozione, le digital PR di rilievo, un’offerta diversificata e una grande personalità.

Per rendere la propria offerta unica e riconoscibile è possibile, ad esempio, scegliere formule meno diffuse, come ad esempio il ristorante a tema, quello macrobiotico, quello “letterario”, oppure affidarsi al know how di franchising, che offrono un valido aiuto a chi sceglie di aprire un ristorante.

In entrambi i casi, le scelte vanno fatte con grande attenzione e selezionando con cura la modalità in base a quello che, effettivamente, saremo in grado di supportare e offrire.

Se la gestione ristorante di successo è una grande sfida, sia per costi che per gestione, la gratificazione è molto remunerativa: un’attività piena di soddisfazioni, costantemente a contatto con la gente, fatta di stimoli sempre nuovi.

Pratiche burocratiche

Le pratiche burocratiche per aprire un ristorante rappresentano il primo grande passo per chi vuole iniziare. Non sono poche le difficoltà, ma con un po’ di impegno e buon partner, tutto è possibile! 🙂

Per poter iniziare l’attività, occorre possedere i requisiti per la somministrazione alimenti e bevande:

  • titolo di studio abilitante, ad esempio: diploma alberghiero
  • il locale, deve possedere i requisiti per la destinazione d’uso dell’immobile (può variare da comune a comune), le autorizzazioni sanitarie specifiche e quelle di impiantistica
  • presentazione del piano HACCP
  • compilazione della SCIA e presentazione al Comune
  • iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio
  • apertura partita Iva presso Agenzia delle Entrate
  • iscrizione all’INPS, gestione commercianti
  • iscrizione all’Inail

Diciamo che, eccezion fatta per alcune pratiche “specifiche”, aprire un proprio locale non si discosta dall’aprire una qualsiasi attività commerciale. Certo, con il cibo qualche attenzione in più è necessaria, ma crediamo che sia giusto.

Quale ristorante aprire?

Anche se può sembrare una domanda banale, tutto dovrebbe partire da qui. Quale ristorante voglio aprire? Quali sono le possibilità? Quali pietanze vorrei proporre? E ancora, quali sono le richieste di mercato? E qual è il mio budget? Sono tutte domande da porsi PRIMA di investire capitali, risorse e tempo.

Esistono diverse possibilità, tra le più conosciute:

  • aprire un proprio locale in totale autonomia ex-novo
  • aprire un ristorante in Franchising
  • partecipare con una quota all’interno di un esercizio già attivo
  • ereditare un esercizio già avviato
  • acquisire un locale per “farlo brillare di nuovo

Ciò che in questa prima fase è fondamentale, è analizzare con cura ogni aspetto delle diverse possibilità, non per ultimo il budget a disposizione. Aprire un esercizio commerciale, sopratutto un ristorante, comporta spese che, magari all’inizio, non sono semplici da affrontare.

Per l’acquisto delle attrezzature, ad esempio, è meglio affidarsi ad un partner che permette pagamenti agevolati e personalizzati, proprio come Arca Grandi Impianti.

Per portare al successo un ristorante occorre, in estrema sintesi, tenere conto di questi importanti aspetti:

  • posizionare il proprio ristorante grazie ad un’idea di cucina unica
  • differenziare il ristorante rispetto alla massa di locali identici tra loro
  • comunicare in modo adeguato la propria idea di cucina
  • generare un flusso costante di nuovi clienti
  • fidelizzare i clienti rendendoli fedeli per sempre
  • curare le public relations
  • comunicare con i propri clienti sul web
  • farsi trovare dai propri clienti
  • curare il marketing online e offline

I costi

La questione costi per l’apertura di un ristorante, come per qualsiasi altra attività, è un tema piuttosto caldo e, spesso, è ciò che fa demordere molti aspiranti imprenditori della ristorazione.

Non possiamo certo nascondere che i costi ci siano e che, in molti casi, siano particolarmente alti. Questo non significa che non esistano formule adeguate per pensare ad un business plan efficacie.

I costi possono essere suddivisi, grosso modo, in alcune macro categorie:

  • Costi di apertura e burocrazia: apertura società, commercialista, notaio, ecc.
  • Costi di acquisizione del locale: affitto, acquisto, comodato, ecc.
  • Costi per eventuali ristrutturazioni: modifiche interne, rifacimento impianti, adeguamenti urbanistici, rifacimento bagni, ecc
  • Costi per l’arredamento: rinnovo coperti, sedie, tavoli, complementi di arredo (escluse le attrezzature professionali)
  • Costi per le attrezzature professionali: bancone, lavastoviglie, fuochi, forni, sistemi di areazione, abbattitori, suppellettili, stoviglie, ecc.
  • Costi per il personale: remunerazione ad ore, contratti, ecc.
  • Costi di mantenimento: bollette, approvvigionamenti materie prime, manutenzione ordinaria, contratti di assistenza, eventuali costi SIAE, ecc.

Arca è il partner giusto

Questi sono, grosso modo, le macro aree all’interno delle quali sarà necessario, insieme ad un bravo commercialista, fare un dettaglio delle spese presunte ed effettive.

Vuoi aprire un tuo locale? Grazie agli oltre 50 anni di esperienza sul campo, e alla conoscenza approfondita di tutta la filiera, Arca Grandi Impianti è in grado di supportarti in ogni fase di questa fantastica avventura.

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LA GASTRONOMIA SOSTENIBILE. RISTORANTI E RISTORATORI VIRTUOSI

Un paio di settimane fa è stata presentata a Parigi la nuova Guida Michelin e, prima dell’annuncio del saliscendi nel firmamento dei più “stellati”, è stato introdotta un’importante novità. La gastronomia sostenibile

Una sorpresa…annunciata

Per la prima volta nella storia della più importante (e discussa) guida ai ristoranti, ci sarà una sezione completamente dedicata alla gastronomia sostenibile e agli chef virtuosi.

Ma attenzione, non sarà solamente una menzione d’onore, ma verranno premiati a tutti gli effetti gli chef che scelgono in modo consapevole la sostenibilità come paradigma nella loro cucina. Il simbolo scelto per distinguere questi ristoranti virtuosi? Beh, cosa meglio di una foglia può indicare quali sono gli Chef che hanno a cuore l’ambiente?

Questa importante novità è stata introdotta perché la Guida Michelin crede fortemente nella sostenibilità e vuole partecipare attivamente nel consolidamento delle pratiche eco-sostenibili.

Citando la stessa guida:

“Spetta alla guida diventare un acceleratore del cambiamento e una vetrina delle buone pratiche in tutto il mondo”, hanno spiegato, prima di raccontare i nomi di quegli chef che, con il loro lavoro, stanno dimostrando di avere una particolare attenzione al tema della sostenibilità ambientale. Lo chef Alain Passard de l’Arpège, ad esempio, un tre stelle Michelin che offre un menu vegetale al 100% e che ha fatto della filosofia green una sua cifra distintiva. O Amélie Darvas, chef dell’Aponem (che significa “felicità” in brasiliano) di Vailhan, la cui offerta gastronomica è realizzata al 90% con prodotti provenienti “da fattorie artigianali e biologiche situate in un raggio di 30 km

La Guida Michelin diventa “green”, citando nel discorso di apertura anche Greta Thumberg, sottolineando l’importanza della questione ambientale e della sostenibilità anche, e soprattutto, in cucina.

La nostra è un’epoca in cui il tema dell’ambiente e del rispetto del pianeta sono di fondamentale importanza, soprattutto tra le giovani generazioni. Per questo, seppur non sorprendendo, prima di annunciare gli Chef Stellati 2020 in Francia, la Guida Rossa ha presentato gli Chef che si sono distinti per la loro attenzione al tema della sostenibilità ambientale.

Già nel 2019, la Michelin aveva introdotto un premio per la gastronomia sostenibile che aveva premiato lo chef-pescatore Christopher Coutanceau, difensore della pesca artigianale. (fonte ANSA).

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foto https://www.sudouest.fr/

Ecco alcuni nomi di spicco che hanno meritato un’importante menzione

1. Lo Chef Alain Passard de l’Arpège, tre stelle Michelin che propone un menu vegetale al 100% e che ha fatto della filosofia green il suo marchio di fabbrica;
2. La Chef Amélie Darvas dell’Aponem (cioè “felicità” in brasiliano) di Vailhan, una stella che offre un menù al 90% con prodotti che provengono da fattorie artigianali e biologiche, tutte situate in un raggio di 30 km dal ristorante. Tra i nomi di spicco, pronti a superare la prova assaggio di Greta Thunberg dopo quella degli ispettori Michelin, lo chef Alain Passard de l’Arpège, tre stelle che offrono un menu di verdure al 100% e hanno difeso a lungo una filosofia green e sostenibile, attingendo dai suoi tre orti nell’ovest della Francia;
3. Lo Chef-pescatore Christopher Coutanceau che era stato segnalato dalla guida nel 2019, perché difensore della pesca artigianale.
 

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IL RISTORANTE PIÙ “ALTO” DEL MONDO? OVVIAMENTE A DUBAI

Se dovessimo pensare ad una città dove il lusso, l’esagerazione e il limite stesso non conoscono limiti, Dubai sarebbe senza dubbio la città giusta. E infatti, anche questa volta non si smentisce.

Dubai ha sempre puntato “in alto”, sopratutto con i suoi grattacieli avveniristici e sfarzosi hotel e questa volta lo ha fatto nel vero senso della parola e proprio nell’iconico hotel Burj Khalifa.

Da poco, infatti, è stato inaugurato The Lounge, il ristorante più alto del mondo che con i suoi 575 metri di altezza ha superato At.Mosphere che, nemmeno a dirlo, si trova sempre nella “Torre Khalifa”, una 30ina di piani al di sotto.

Il “Burj Khalifa” il grattacielo di 829,80 metri, il più alto al mondo, è più del doppio dell’Empire State Building a New York (381 metri se non si conta l’antenna). Con le sue mall, gli acquari, le fontane e i numerosissimi ristoranti è un vero e proprio ecosistema.

Per accedere a “The lounge” bisogna prenderne uno dei 57 velocissimi ascensori della torre e arrivare fino al 152° piano. Il ristorante occupa ben tre piani per cui, vertigini a parte, potrete degustare la vostra colazione, pranzo o cena anche al 154° piano a ben 575 metri di altezza.

Per ammirare ancor meglio lo strepitoso skyline di Dubai e il deserto che la circonda si può accede alla terrazza del ristorante, che, per non farsi mancare nulla, è il belvedere più alto al mondo.  Il lussuoso ed esclusivo “The Lounge” è aperto dalla colazione alla cena ed è ottimo per godersi un drink guardando il sole tramontare con il fascino del deserto all’orizzonte.

Dopo l’ora del té, che viene servito dalle 12.30 alle 16 accompagnato da dolci e pasticcini, è possibile godersi ottimi cocktail o un bicchiere di vino per un aperitivo con il sottofondo musicale sempre presente. Ogni sera, infatti, a “The Lounge” c’è musica dal vivo e spesso gli artisti che si esibiscono sono di caratura internazionale.

A quanto pare non solo la location e l’altezza ma anche i conti a “The Lounge” sono da capogiro, ma lo si sa, a Dubai nulla è nella norma e lo sfarzo e l’ostentazione fanno da padroni anche a 575 metri.

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Seminario da Chef a Chef

Un evento GRATUITO imperdibile organizzato da grandi Chef per grandi Chef. Grazie ai professionisti di Arca Grandi Impianti, scoprirai tutti i segreti dei forni di ultima generazione abbinati agli abbattitori più moderni. Il migliore modo per utilizzare i due principali aiuti delle cucine professionali: forno e abbattitore in una combinata vincente.

Presentato da Luca Zannoni, cuoco dell’Academy chef Zanussi e Presidente dell’Associazione Cuochi Forlì-Cesena, il seminario sarà una vera e propria immersione nell’arte della gastronomia.

✅Come utilizzare al meglio forno e abbattitore nel “gioco di squadra”
✅Come risparmiare fino al 30% sulla produzione dei piatti
✅Come sfruttare tutte le funzionalità dell’interfaccia digitale 
✅Come velocizzare tutti i processi grazie alla programmazione intelligente

Cosa faremo? Un menu straordinario

  • Cottura di pancia di maialino agli aromi in bassa temperatura
  • Cottura di brioches, biscotti e panini
  • Ragù in static combi
  • Cotture sottovuoto di vegetali, crema inglese e salse salate
  • Cotture grigliata in forno: tataki di tonno, verdure grigliate e carne
  • Lievitazione, fermentazione e rigenerazione in abbattitore

Quando si terrà il seminario?

Il seminario si terrà il giorno 20 febbraio dalle ore 14.30 alle ore 18.00, con una pausa durante la quale verrà servito un piccolo rinfresco.

Dove si terrà il seminario?

Il nostro seminario gratuito si terrà presso i bellissimi spazi della Cooperativa sociale Eta Beta, in via Battirame 11, Bologna

Iscriviti al seminario gratuito utilizzando il form qui sotto oppure
chiamaci al numero 051 437810 per maggiori informazioni

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Gli italiani amano mangiare fuori.

Quante volte abbiamo sentito dire (o abbiamo detto) “Ma dov’è la crisi!? ” i ristoranti sono pieni! Sembra una banalità ma, secondo i dati del FIPE ( FipeFederazione Italiana Pubblici Esercizi) la spesa degli italiani per il il ristorante è aumentata. Insomma, gli italiani amano mangiare fuori

MANGIARE FUORI

Questo è ciò ce emerge dai dati ufficiali e licenziati nel nuovo rapporto Ristorazione 2019. Una spesa di quasi 90 miliardi di euro! Un incremento vicino all’1% e un tendenza tendenza in costante crescita da 12 continua registrando +7,2%.

I dati partono da una spesa totale che per il cibo (la spesa per mangiare) sia dentro che fuori le mura domestiche, si è attestata vicino ai 240 miliardi di euro, più di un terzo di questa cifra astronomica, oltre il 35%, è relativo al piacere di mangiare fuori casa, con un calo della spesa casalinga davvero sensibile e che ha visto nei piccoli esercizi commerciali il calo più importante.

Secondo le stime, un italiano su due mangia fuori almeno 1 volta al giorno, tutti i giorni. Questo è dovuto non solo alla volontà di concedersi una pausa o un “capriccio” presso un ristorante o un bar, ma è la naturale conseguenza delle attività lavorative. Sempre di più abbiamo bisogno di trovare velocemente un pasto, durante la pausa con i colleghi o tra uno spostamento e un altro.

Mangiare fuori casa non è solo un piacere, è una necessità dettata dai ritmi lavorativi. Per questo mangiare bene, trovare luoghi che trattano il cibo in modo corretto, che utilizzino materie prime scelte e strumenti adeguati, è di vitale importanza.

QUALCHE NUMERO

Un dato davvero esemplare è la spesa degli italiani pro-capite per mangiare fuori casa: 1.362 euro all’anno per recarsi in un ristorante. Il 62,5% delle persone intervistate da FIPE ha dichiarato di cenare fuori almeno (almeno) una volta al mese: il ristorante più battuto? Nemmeno a dirlo, la pizzeria.

Ma non solo pranzi o cene…anche la colazione è un momento che, per molte ragioni, viene consumata fuori dalle mura domestiche. Ogni giorno più di 5 milioni di italiani iniziano la loro giornata con brioche e cappuccino…o un caffè, o una pizzetta…insomma, al bar, con una spesa media che oscilla tra i 2 e i 5 euro per prendere caffè, cappuccino e cornetto. Dipende dalle zone.

Per il pranzo il 67,6% degli italiani spende al bar fra i 5 e i 10 euro, mentre per il pranzo nel weekend sono 10,7 milioni gli italiani che due volte al mese spendono fra i 16 e i 30 euro.

COSA SI MANGIA FUORI?

Ma cosa mangiamo quando andiamo fuori? Ci siamo stupiti, ma nemmeno tanto, quando abbiamo letto che il 70% degli avventori ammettono di controllare in prima istanza la provenienza delle materie prime, con preferendo i prodotti del territorio, mentre più della metà dei consumatori vuole conoscere ogni dettaglio sui piatti: origini, ingredienti, preparazione

Un altro aspetto molto interessante, e che ci deve rendere orgogliosi, è che molti italiani si dicono attenti alle politiche green dei ristoranti: il 40% richiede la doggy bag, oltre il 35% preferisce cibi provenienti da allevamenti sostenibili, se non vegetali o vegani.

Ma quali sono gli esercizi più “battuti“? Abbiamo visto che la pizzeria ha un primato indubbio, ma i numeri rilevano un aumento del 55% di paninoteche, kebab e take away, soprattutto nelle grandi città del nord.

Approfondisci ciò che possiamo realizzare proprio in questo settore in continua crescita. Fast-food, take away e finger food sono sempre più in voga e le nostre soluzioni sono semplici, omonimiche e all’avanguardia.

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UNA FRONTIERA LAVORATIVA IN CRESCITA: RISTORATORI “ALL’ITALIANA”

Nell’immaginare nuovi mestieri e professioni per il futuro, il mondo del cibo e della ristorazione continuano ad essere una vera e propria miniera d’oro. Emergono ogni giorno nuove opportunità, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Laddove i gesti del bere e del mangiare incarnano la più alta forma di “sartoria della pietanza“, e dove un tempo si era perso il “gusto” di stare insieme, ecco che ritorna con forza quella familiarità che negli anni dello sballo, della visibilità a tutti i costi e della frenesia si era un po’ persa.

La tendenza, dal ristorante stellato di fama internazionale, alla piccola trattoria, fino all’hamburgeria informale ma gourmet, la direzione è quella della convivialità rilassata, perfettamente rappresentata dalla tendenza ExtraDomestic in cui si combinano accoglienza familiare, tradizione, competenze tecniche di altissimo livello e originalità nella preparazione di ricette.

Oggi il consiglio degli esperti per i ragazzi che, ammaliati da trasmissioni come MasterChef e dai suoi protagonisti, intendono intraprendere questa affascinante strada, è conoscere in modo profondo il proprio territorio, o studiare con minuziosa dovizia il territorio nel quale si vuole insediare una attività di ristorazione. Una conoscenza quasi intima, proprio come è intimo il processo della preparazione di una ricetta nella propria cucina.

Osservare le nonne in cucina, imparare trucchi, segreti e respirare giorno per giorno dalla loro passione e venerazione al gusto e alla qualità artigianale delle loro pietanze. Una tradizione che dovrà poi confrontarsi con le tendenze dei nostri tempi: sostenibilità, pieno appagamento del palato e giusto valore.

Un’attività quella del ristoratore che vede nel suo compimento un impegno davvero “tosto“, ma unico nelle soddisfazioni.

IL BIVIO PER LA STRADA DEL GUSTO

Il cambio di paradigma che segna le nuove attività in questo delicato settore segue tre principali strade:

Crucial & Sustainable, con la massima attenzione alla sostenibilità dell’intera filiera produttiva, il pieno rispetto per il territorio e la scelta di materie prime selezionate ed esclusivamente “eco“.

Quick & Deep, che concilia la velocità del servizio con la qualità dell’esperienza gastronomica, trasformando anche il fast-food (compreso quelle della catene più blasonate) in un territorio tutto da esplorare, grazie ad offerte uniche, sapori particolari e ricette innovative.

Unique & Universal, che stravolge completamente le logiche della globalizzazione, usando come volano di rilancio la tradizione territoriale che, declinata con originalità, si trasforma in strumento culturale in grado di ampliare il proprio punto di vista worldwide.

Oggi, più che mai, studio continuo, preparazione, dialettica e formazione costante sono elementi imprescindibili.

Conoscere la storia, il perché e il dove degli ingredienti di una ricetta, consigliare le adeguate combinazioni nutrizionali per una dieta equilibrata e corretta, rispondere alle curiosità sulla sostenibilità e tranciabilità o preparare un cocktail indimenticabile, diventano requisiti fondamentali per un cuoco, per baristi e camerieri.

Bar, ristoranti e locali per il divertimento notturno, devono saper combinare accoglienza, consulenza ed expertise.

La grandezza di questo approccio è che è una formula tutta italiana e che si impegna al rispetto della diversità, delle produzioni, dei gusti, delle tecniche e del carattere delle cucine del territorio, facendo emergere quella professionalità nella quale gli italiani sono maestri.

Arca grandi Impianti è il partner ideale per accompagnare i giovani cuochi in questa splendida avventura. Contattataci e raccontaci il tuo progetto, siamo pronti ad ascoltarti!

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